Ultimo aggiornamento  17 novembre 2019 01:58

Lada alla riscossa con l'aiuto di Dacia.

Enrico Artifoni ·

C’è stato un tempo in cui bisognava essere inguaribilmente originali per comprare una Lada. Nostalgici dell'ex Urss e duri e puri del fuoristrada, meglio se le due cose insieme: erano loro nel nostro Paese gli sparuti acquirenti dell’unico modello importato, la Niva 4x4, piccola e superspartana tutto-terreno risalente agli Anni ’70. Ma quel che più conta, la marca russa è andata avanti per decenni con le sole rivisitazioni di vecchie berline, sicché ha perso progressivamente volumi e quote sul mercato domestico di cui era ed è ancora leader. Fino allo scorso anno. Perché adesso il primo serio tentativo di rilancio ha cominciato a dare i risultati sperati.

Perdite record e 20mila operai in meno

Appena pochi mesi fa AvtoVaz, il costruttore delle Lada, era in mezzo alla bufera. Dopo essere riuscito a contrastare solo in piccola parte (con un -31%) il crollo del mercato russo nel 2015 (-36%), aveva annunciato perdite record per 75 miliardi di rubli (circa 820 milioni di euro) causate oltreché dal calo delle vendite dagli alti tassi di interesse pagati per sostenere l’elevata esposizione debitoria. Ciò nonostante i risparmi ottenuti con severi tagli ai costi, anche del personale ridotto di 20mila unità in due anni. Tanto che i russi di Rostec, società statale che possiede il 33% di AvtoVaz, non nascondevano la loro insoddisfazione nei confronti di Renault e Nissan, che insieme controllano l’azienda con il 67%.

Scommessa su ripresa e qualità

Charlos Ghosn, boss di Renault, ha reagito a inizio anno con la promessa di fare tutto il possibile per sostenere AvtoVaz  e renderla competitiva in vista di una ripresa del mercato che prima o poi arriverà. Ha sostituito il Ceo, lo svedese Bo Andresson, con il numero uno di Dacia, il francese Nicolas Maure. Ma ha sottolineato pure che “aldilà dei numeri dei conti che possono sembrare terribili, la ristrutturazione messa in atto dall’Alleanza Renault-Nissan ha migliorato molto la qualità delle Lada”, ponendo la premessa fondamentale per il rilancio.

Ha svoltato anche il design

Già nell’ultimo scorcio del 2015, in realtà, Lada aveva cominciato a risalire la china del mercato russo (dove ha venduto lo scorso anno 518mila unità, un terzo della sua produzione) risalendo dal 16,5 al 18% di quota. Ma la svolta è arrivata con il lancio fra novembre e febbraio di due modelli totalmente nuovi, la berlina Vesta e il crossover X-Ray, sviluppati sulla medesima piattaforma su cui nascono vari modelli Dacia. Auto all’occidentale, insomma: per la base meccanica, la qualità e pure lo stile, affidato alla matita di Steve Mattin, ex capo del design di Volvo.

Mercato giù, vendite finalmente su

Morale: mentre in luglio le vendite in Russia calavano del 17%, totalizzando 109.410 unità, quelle di Lada sono aumentate del 4%. La berlina Vesta con 5.198 immatricolazioni è salita al quarto posto fra i modelli più venduti in Russia e insieme con il crossover XRay (1.772 unità) pesa già per un terzo dei volumi della marca, che nei primi sette mesi del 2016 ha fatto decisamente meglio dell’intero mercato (-10% contro -14%). Effetto novità? Certamente. Ma per la prima volta Lada ne ha. Altre ne avrà a breve. E con il rublo depresso può puntare nuovamente sull’export. Sorge ancora il sole sulla vecchia fabbrica ex-Fiat di Togliattigrad. 

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