Ultimo aggiornamento  20 giugno 2019 21:45

Lo spread italiano della benzina.

Marco Perugini ·

Gli italiani pagano i carburanti l’11,9% in più rispetto agli altri europei: colpa soprattutto di tasse e accise che pesano per il 68,8% sul prezzo finale. Il nostro Paese è il terzo per pressione fiscale alla pompa, dopo Olanda (70,9%) e Svezia (68,9%), anche se in nessuno Stato europeo l’incidenza delle tasse è inferiore al 50%. E’ quanto rileva una ricerca del Centro Studi Impresa Lavoro su dati della Commissione Europea.

Il piglio del fisco

Secondo lo studio, per un litro di benzina sborsano più di noi solo olandesi (+1,19%) e danesi (+0,79%), mentre i tedeschi pagano il 9,4% in meno, i francesi -11,2% e gli spagnoli -20,8%. Dati che trovano conferma nell’ultima rilevazione dell’Osservatorio sui carburanti del ministero dello Sviluppo Economico, secondo cui sul prezzo medio di 1,423 euro per un litro di benzina incidono 0,728 euro di accise e 0,257 euro di Iva, per un prelievo fiscale complessivo del 69%. Va un po’ meglio sul gasolio, per il quale l’Erario si accontenta del 66% degli introiti e soprattutto sul gpl, dove il totale delle imposte pesa per il 44% sul prezzo finale.

L’Erario incassa più di 62 miliardi di euro dai trasporti

Secondo l’Annuario Statistico dell’Automobile Club d’Italia, l’anno scorso il fisco ha incassato con le imposte e le tasse gravanti sulla circolazione stradale oltre 62 miliardi di euro, di cui 36,7 miliardi dai soli carburanti. Le imposte su benzina e gasolio sono infatti la prima voce in entrata per l’Erario, seguita dall’iva sull’acquisto di veicoli e accessori (quasi 6,3 miliardi di euro) e dall’iva sulla manutenzione e sugli pneumatici (6 miliardi). Il bollo auto genera meno del 10% del gettito fiscale complessivo.

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