Ultimo aggiornamento  18 settembre 2019 11:23

Tesla, il robot salva una vita.

Paolo Borgognone ·

Probabilmente Joshua Neally, 37 anni, avvocato di Springfield, Missouri, deve la sua vita a una Tesla Model X che lo ha guidato autonomamente per 20 miglia fino al più vicino ospedale mentre era affetto da un attacco di embolia polmonare. Una notizia che fa ancora più notizia, dopo le polemiche legate a un incidente mortale di una Tesla Model S, causato (più inchieste sono in corso) dal sistema di guida semi autonoma cui un uomo aveva lasciato i comandi.

Fiducia nel robot

Mentre si stava recando a casa dal suo studio legale - un tragitto di circa 45 minuti - per festeggiare il quarto compleanno della figlia, l'uomo si è sentito male e ha attivato l'autopilota. A quel punto la Model X in modalità autonoma lo ha guidato per oltre 30 chilometri fino all'uscita autostradale nei pressi dell'ospedale. Li l'uomo - per quanto molto provato - è stato in grado di completare il viaggio guidando fino al parcheggio del nosocomio, dove è stato immediatamente ricoverato e ha ricevuto le cure necessarie.

Panico in auto 

"Mi sono reso conto che mi stava prendendo un attacco di embolia polmonare - ha dichiarato Joshua, ormai fuori pericolo - e ho avuto in pratica un attacco di panico. Sapevo che l'ospedale era la mia unica possibilità di salvezza". La scelta di Neally è stata criticata da chi ritiene che abbia comunque corso un grave rischio a guidare anche se solo per un piccolo tratto e che avrebbe invece dovuto fermarsi e chiamare un'ambulanza. Ma si è trattato, evidentemente, di una decisione presa sotto un enorme stress. 

L'auto fa da sola

Se Neally non fosse riuscito a prendere la decisione di inserire l'autopilota, l'auto avrebbe comunque potuto reagire alla situazione con il sistema di sicurezza interna, che avrebbe rallentato il mezzo e lo avrebbe in tutta sicurezza accostato a destra non appena possibile, mettendo in funzione le quattro frecce

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