Ultimo aggiornamento  25 agosto 2019 13:03

Olimpiadi, ricordando Senna.

Giuseppe Cesaro ·

“Sono una sua fan: sono davvero una sua fan! E sono emozionatissima!”, grida al microfono Tina Turner, abbracciando un Ayrton Senna sorridente e un po’ impacciato, sul palco di un mega-concerto ad Adelaide (Australia), in occasione della chiusura del Mondiale Formula 1 1993. Mondiale vinto da Alain Prost che, quell’anno, era riuscito a lasciarsi alle spalle proprio Senna (trionfatore nell’88, ‘90 e ‘91), staccandolo di 26 punti.

E, mentre Ayrton, applaudendo, le lascia il palco, lei, ancora in preda all’emozione, guarda la folla e dice: “il migliore!... È il migliore!” e gli dedica uno dei suoi più grandi successi di sempre: “Simply The Best”. Semplicemente il migliore, appunto. E non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro. Senna era davvero semplicemente il migliore. Ma era anche il migliore, semplicemente. Qualcosa di unico. Letteralmente. E lo sarebbe stato in qualunque sport.

Il più grande del passato, del presente e del futuro

Qualcosa di molto vicino a ciò che, più di mezzo secolo prima, era stato, per tutti, Tazio Nuvolari, definito da Ferdinand Porsche “il più grande corridore del passato, del presente e del futuro”. “Ma Nuvolari è stato qualcosa che non si è più ripetuto”, dice Lucio Dalla, presentando dal vivo “Ayrton” il brano, dedicato a Senna, con il quale, nel ’96, il cantautore bolognese decide di aprire il suo nuovo album “Canzoni”.

Poi, però, Lucio si ferma. Ci ripensa. “No – dice, forse si è ripetuto. In un altro modo: Senna. Ecco l’altro uomo che ha colpito l’anima di chi lo vedeva correre e di chi lo conosceva”. “Io l’ho conosciuto Ayrton – prosegue Dalla - era veramente un uomo diverso. Fuori da tutte le categorie. Pensate che era un mistico. In corsa, in pista, era un animale. Una belva. Non aveva paura di niente. Il diavolo sembrava uno svizzero in confronto di Ayrton. Ma la cosa stupenda è che fuori dalla corsa era completamente diverso. Era un uomo delle stelle, un uomo del cielo. Un uomo di una bontà assoluta.”

La "piccola massaia" dalla faccia pulita 

Ascoltando Dalla, tornano alla mente le parole di Toquino – uno dei grandi della musica brasiliana – che, in una bella intervista rilasciata a Repubblica pochi giorni dopo la tragica morte di Senna, dice: "Aveva una faccia pulita che faceva dimenticare le tante sporche del nostro paese”. Un punto di riferimento, una stella polare per un Paese nel quale – spiega Toquino – “capitano solo le cose sbagliate” e dove “la frustrazione è grandissima perché i problemi non si risolvono”. Ayrton (che, per la pignoleria, l’attenzione ai più piccoli dettagli, il suo bisogno di controllare sempre tutto, era soprannominato dai brasiliani “la piccola massaia”) era “tutto quello che insoddisfazione e frustrazione non sono" e “dava una sensazione di sicurezza, d'invincibilità”: “l'idea di uno che non poteva, anzi che non sapeva sbagliare”.

Una stella polare che illumini il presente

Ha ragione Toquino: senza Ayrton “siamo tutti più vuoti e più soli”. E no: “non c'è nulla di male a sognare di avere un altro Senna che torni a farci arrivare primi". E chissà che un’altra stella polare dalla faccia pulita non sorga proprio da Rio2016 ad illuminare il cielo un po’ troppo buio di questo travagliato presente. 

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