Ultimo aggiornamento  16 dicembre 2019 15:00

I Giochi poco "verdi" di Rio 2016.

Paolo Borgognone ·

Oro, argento, bronzo e... verde, sono i colori delle Olimpiadi che iniziano oggi a Rio de Janeiro con una cerimonia di apertura che focalizzerà l'attenzione sui punti di forza principali del Paese ospitante: la musica delle sue strade, la gioia di vivere del suo popolo e la foresta amazzonica, che si estende per il 60% entro i confini brasiliani. Gli organizzatori carioca - quando si sono aggiudicati la candidatura nel 2009 - hanno parlato di "giochi verdi per un pianeta blu". Le premesse c'erano tutte ma la realtà rischia di essere diversa. 

Caos quotidiano 

Rio de Janeiro - dodici milioni di abitanti nell'area metropolitana e solo nella zona centrale quasi tre milioni di veicoli - è la terza città più congestionata del mondo, seguendo a ruota Istanbul e Città del Messico e nella storia delle Olimpiadi moderna ha una percentuale di inquinanti nell'aria seconda soltanto a quella di Pechino. La "cidade maravilhosa" vanta anche un poco piacevole primato: per ogni 30 minuti di viaggio in auto si accumula un ritardo sulla tabella prevista di 26 minuti. E questo nonostante gli sforzi di modernizzare anche il trasporto pubblico, come avvenuto con la realizzazione delle 18 stazioni del nuovo treno leggero VLT che durante i Giochi funzionerà dalle 6 della mattina alle 2 di notte. 

Scommessa persa

Uno dei problemi cui si è andati incontro alla vigilia dei Giochi è l'inaspettata siccità che ha ridotto di molto le riserve di acqua nelle centrali idroelettriche. Si rischia, quindi, di ripetere l'esperienza di Londra 2012 quando furono necessari oltre 400 gruppi elettrogeni, alimentati a gasolio, che inquinarono notevolmente l'aria. Proprio quello dei combustibili - specie bio - è uno dei punti più controversi della situazione nel Paese olimpico. Il Brasile è infatti il secondo produttore al mondo di bio carburanti. Una scelta fatta molti anni fa per evitare la dipendenza dal petrolio - quasi tutto importato dagli Stati Uniti - ma che, alla fine, non ha pagato come sperato soprattutto in termini ambientali. 

Primato italiano

Fiat e Magneti Marelli sono state le prime industrie al mondo a cercare di adattare i motori delle auto alle esigenze dell'uso dei biocarburanti. Lo hanno fatto attraverso il sistema Flex Fuel che ottimizza le prestazioni del motore anche con questo carburante, preservando per quanto possibile le prestazioni che sono comunque minori rispetto a quelle dei combustibili tradizionali, benzina e diesel. Il sistema ha funzionato in Brasile se oggi il 90% delle auto immatricolate nel 2015 (circa 1.800.000 su un totale di poco superiore ai 2.100.000) sono alimentate a etanolo. Ma l'uso di massa dei biocombustibili è dato soprattutto dal prezzo più competitivo, mentre il calo delle prestazioni che ne deriva per i motori frena la diffusione altrove.

Un'altra sfida

Con la siccità anche il prezzo della materia prima per la creazione di bio etanolo, cioè gli scarti della lavorazione della canna da zucchero, è aumentato sensibilmente, con un aggravio di spesa anche per gli automobilisti brasiliani. E la speranza di recuperare bio diesel attraverso il processo di transesterificazione, riutilizzando gli oli alimentari - quello che rimane dalla frittura - è stata un'ulteriore delusione, anche perché necessita dell'uso di sostanze chimiche costose e dannose per l'ambiente. Coniugare cura per la terra, lotta al traffico e all'inquinamento contenendo costi e sprechi è la medaglia più importante che il Brasile deve vincere ai suoi Giochi. 

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