Ultimo aggiornamento  21 maggio 2019 02:47

McLaren, l'orgoglio inglese.

Colin Frisell ·

C'è qualcosa di più definitivamente inglese del fish&chips (mangiato avvolto in carta oleata, possibilmente camminando per strada), dei pasticcini da tè della zia Maude, della comicità nonsense di Mister Bean e di una bella bevuta di birra al pub? Secondo molti, specialmente tra i fautori alla Brexit, se si parla di automobili la risposta è no. Ora che non vengono più prodotte le Mini con gli intarsi di legno, che le Anglia Torino si trovano solo a pezzi negli sfasciacarrozze, che i marchi tradizionali sono tutti i mano a stranieri di varie parti del mondo, non c'è più nulla di autenticamente British sulle nostre strade. O quasi... 

Un caso unico

Invece esiste ancora un'isola tutta inglese nel panorama delle auto, la McLaren Automotive. Nata dalle ceneri della McLaren Racing - fondata dal corridore Bruce McLaren nel 1963 - è ancora basata a Woking, nel Surrey, a 51 chilometri dalla stazione di Charing Cross, ovvero dal centro di Londra. In questo piccolo villaggio - famoso soprattutto per la sua attivissima comunità italiana, proveniente in particolare dalla città di Mussomeli, in provincia di Caltanissetta - il celebre studio di architettura Foster & Partners ha disegnato il McLaren Technology Centre, una delle fabbriche di auto più avanzate al mondo e anche un apprezzatissimo esempio di moderna architettura industriale.

Nome storico

La storia del marchio McLaren è ovviamente legata soprattutto al fondatore Bruce, prematuramente scomparso nel 1970 sul circuito di Goodwood mentre provava la sua ultima creazione, la M8D. Anche dopo la sua morte, la compagnia ha continuato ad esistere in una doppia veste: da un lato costruisce straordinarie auto fuoriserie da strada, dall'altro è uno dei team chiave della Formula Uno contemporanea. Basta leggere qualche nome tra i piloti che si sono accomodati su quel sedile per capire l'importanza del marchio McLaren per lo sport a quattro ruote: Emerson Fittipaldi (primo campione del mondo su McLaren nel 1974), James Hunt, Niki Lauda, Alain Prost,  Ayrton Senna, Lewis Hamilton. 

Un grande successo

La McLaren automotive propone oggi 10 modelli, dalla P1 GTR alla 570GT - quest'ultima tutta in fibra di carbonio e capace di andare da 0 a 200 chilometri orari in in 9,4 secondi - presentata a Ginevra lo scorso febbraio: da quest'ultimo modello ci si aspetta che aiuti la società a raggiungere l'obiettivo dei 3.000 esemplari venduti nel corso dell'anno dopo un ottimo 2015. L'anno scorso, infatti, la McLaren Automotive ha avuto un profitto netto di 23,5 milioni di sterline, coronando cosi il terzo anno consecutivo di guadagni. 

Mercato in espansione 

Altri due dati confermano il successo della casa all British. Uno è il numero dei venditori, che sono passati nel corso dell'ultimo anno da 68 a 80, coprendo 30 diversi Paesi del mondo e aprendo nuove frontiere come quella di Singapore. L'altro dato importante è quello sulla occupazione. Nel 2014 a Woking lavoravano 1.283 persone che sono diventate 1.492 alla fine del 2015, con un aumento del 16% e che, nel 2016, dovrebbero diventare 1.750. A febbraio 2016 è stato inaugurato anche il secondo turno nella fabbrica che porterà a breve ad un raddoppio delle auto prodotte in un giorno, passando da 10 a 20.  

Il piano da qui al 2022

Naturalmente le sfide per la azienda di Woking non finiscono mai e la McLaren ha già approntato un piano di sviluppo da qui al 2022. Tra le decisioni prese quella di destinare circa il 25% dei ricavi in nuove ricerche, per ottimizzare il prodotto offerto, prevedendo - nel lungo periodo - il lancio di 15 nuovi modelli. Almeno il 50% di questi adotterà una tecnologia ibrida mentre è ancora allo studio la possibilità di sviluppare un motore elettrico al 100%. 

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