Ultimo aggiornamento  22 maggio 2019 01:10

La cinese Byd sbarca in Ungheria.

Paolo Borgognone ·

I cinesi della Byd sbarcano nell'Europa dell'est col preciso intento di entrare nel mercato, anche se pieno di "paletti burocratici", della UE e iniziare - in questo modo - la loro espansione commerciale nel vecchio continente. Per farlo l'industria fondata da Wang Chanfu nel 1995 ha scelto la città ungherese di Komarom, dove da ottobre inizieranno i lavori per la riconversione di un impianto destinato ora alla produzione di bus elettrici

Si inizia dai bus 

Pochi conoscono anche solo il nome di Komarom, se non forse gli appassionati dell'operetta "La vedova allegra" di Franz Lehar, nativo proprio di qui: eppure furono i romani a fondare la città, lungo le rive del Danubio, che funge da confine naturale con la Slovacchia. Komaron è oggi un importante porto fluviale dove la Byd aveva già un impianto dal 2008, destinato all'assemblaggio delle batterie per telefoni cellulari che però, con la crisi è rimasto inutilizzato. Ora i piani di aprirlo all'assemblaggio dei bus elettrici con l'intenzione di assumere all'inizio almeno 100 operai, per poi arrivare, a pieno regime, a 300. 

Falsa partenza

L'idea di trasferire una parte della produzione dei bus elettrici in Ungheria era di qualche anno fa quando la municipalità di Budapest aveva stretto un accordo con Byd per la fornitura di alcuni bus elettrici. La commessa è stata poi annullata per motivi di budget, ma evidentemente i cinesi non se la sono presa e la fabbrica aprirà i battenti lo stesso. anche perché, nel frattempo, il governo ungherese sta varando un piano per svecchiare il proprio parco bus; l'obiettivo è quello di non avere sulle strade nel 2020 bus più vecchi di dieci anni. Secondo il piano, dei circa 3.500 bus da comprare annualmente, il governo ne acquisterà circa 1.200 da costruttori locali e gli altri dal miglior offerente. 

Previsione futura

Il piano di sviluppo dell'impianto di Komarom non esclude che in futuro vi si possa trasferire anche una parte della produzione delle auto elettriche. L'obiettivo sarebbe sempre quello di avere una "testa di ponte" sul vecchio continente e all'interno della UE, sperando di accrescere i propri affari con i partner europei.

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