Ultimo aggiornamento  27 maggio 2019 16:15

ACI-Istat: meno incidenti, più morti e feriti gravi.

Redazione ·

Diminuiscono incidenti stradali (-1.8%) e feriti (-2,0%), ma aumentano feriti gravi (+6%) e - per la prima volta in quindici anni - morti (+1,1%). È un profilo con qualche luce, ma con ancora troppe ombre quello che emerge dall’analisi Aci-Istat dell’incidentalità stradale 2015 nel nostro Paese.

Preoccupa, in particolare, l’inversione di tendenza che rende virtualmente irraggiungibile l’obiettivo UE di ridurre del 50%, entro il 2020, il numero dei morti sulle strade. Per centrare tale obiettivo, infatti, i paesi europei dovrebbero ottenere riduzioni annue pari quasi al 10%. Prospettiva irrealistica (dal 2010 al 2015 in Italia la riduzione è stata, complessivamente, del 16,9%), malgrado gli sforzi compiuti in questi ultimi anni risultino tutt’altro che irrilevanti, come dimostra, ad esempio, il fatto che dal 2001 a oggi il “tasso di mortalità” (morti per milione di abitanti) è crollato da 124,5 a 56,3.

476 incidenti, 674 feriti 

Lo scorso anno, in Italia, gli incidenti stradali con lesioni alle persone sono stati 173.892. In media 476 al giorno, 20 ogni ora, 1 ogni 3 minuti. 246.050, invece, i feriti (251.147 nel 2014), dei quali quasi 16mila gravi (15mila lo scorso anno), con una crescita nel rapporto feriti/decessi che sale dal 4,4 a 4,7. 3.419, infine, i morti (3.381 nel 2014): in media 9 al giorno.

Se i costi morali dell’incidentalità stradale sono, ovviamente, incalcolabili, è, invece, possibile stimare quelli sociali: per il 2015 ACI e Istat li valutano in 17,5 miliardi di euro, l’equivalente di una manovra finanziaria tutt’altro che leggera.

Numeri di una strage

Ancora una volta la generazione giovane si rivela la più a rischio. La fascia d’età più colpita, infatti, è risultata quella tra 20 e 24 anni: 282 morti (8,2% del totale) e 27mila feriti (11%). Le cose, però, non sono andate meglio nella fascia 25-29 anni, dove i feriti sono stati 24.280 (9,8% del totale) e i morti 224 (6,5%). Particolarmente elevato anche il numero dei decessi tra i 45 e i 49 anni (271) e tra gli over 75, con 242 morti, sia nella fascia 75-79, che in quella 80-84.

Nei grandi Comuni

L’incidentalità colpisce soprattutto là dove ci sentiamo più al sicuro: nelle nostre città. Nel 2015, infatti il 74,9% degli incidenti (130.245) è avvenuto sulle strade urbane (in particolare nei grandi Comuni: dove il numero dei morti è cresciuto dell'8,6%), contro il 19,8% delle extraurbane (34.494 incidenti) e il 5,2% (9.153) delle autostrade. In città si è registrato, anche, il maggior numero di feriti - quasi 175mila: il 71,1% del totale – contro i 55.309 delle extraurbane (22,4%) e 15.808 delle autostrade (6,4%). Per quanto riguarda i morti, invece, le strade urbane (1.495: 43,7% del totale) sono risultate seconde solo alle extraurbane (1.619: 47,4%), mentre le autostrade - che appaiono decisamente più sicure (305 morti: 8,9%) - destano preoccupazione per il fatto che, in un anno, le percentuali di morti e feriti sono cresciute, rispettivamente, del 6,3 e del 3,4 per cento.

Velocità e distrazione

Guida distratta, mancato rispetto delle regole di sicurezza ed eccesso di velocità, si confermano, ancora una volta, le cause principali degli incidenti stradali: il 44%, infatti, dipende da questi comportamenti, che devono essere condannati senza appello. Non è un caso, dunque, che le infrazioni al Codice della Strada più frequentemente rilevate dalle Forze dell’Ordine nel corso del 2015 siano state eccesso di velocità (oltre 2,6 milioni), cinture di sicurezza, casco e sistemi di ritenuta per bambini (270mila) e uso del cellulare alla guida (148.674). A proposito della moda sconsiderata di chattare, scattare e condividere selfie o foto quando si è al volante, l’ACI ha appena lanciato una campagna social #GuardaLaStrada e #MollaStoTelefono per sensibilizzare gli under 30 sui rischi letteralmente mortali connessi alla distrazione da smartphone.

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