Ultimo aggiornamento  23 ottobre 2018 20:50

PSA, range extender per le elettriche.

Enrico Artifoni ·

Come venire a capo del problema dell’autonomia delle vetture elettriche? Credere alle promesse di importanti miglioramenti, per durata e costi, nel campo delle batterie, o puntare su una transizione dolce dai motori termici a quelli a corrente, magari affiancando a questi ultimi dei propulsori che all’occorrenza fungano da generatori? Nulla si può dare oggi per scontato. Così si spiega la decisione del gruppo PSA di avviare la sperimentazione su strada di vetture che prendono l’energia da batterie ricaricabili con un range extender.

Undici nuovi modelli in cinque anni

Il gruppo PSA ha già messo un piede nel mercato delle elettriche con le versioni firmate Peugeot e Citroen di una citycar Mitsubishi. Ora l’impegno si fa diretto e massiccio: il Ceo Carlos Tavares ha annunciato un programma che prevede il lancio nei prossimi cinque anni di 11 nuovi modelli, fra elettriche pure e ibride, cominciando dall'originalissima e-Mehari.

Un’alternativa anche alle ibride

Costo elevato e autonomia modesta hanno frenato sinora la diffusione delle elettriche pure, per le quali la domanda rimane marginale nella maggior parte dei mercati, anche laddove il loro acquisto è incentivato dallo Stato. Ma anche le ibride, a 20 anni dal lancio dell’antesignana Toyota Prius, faticano a imporsi, soprattutto a causa del fatto che i vantaggi in termini di consumi sono limitati dall’aggiunta di peso, dalla complessità e dal costo dei sistemi. Un’alternativa è fornita proprio dai range extender, che sulle elettriche intervengono a sostegno del motore solo quando la carica delle batterie scende al minimo. Questa soluzione è utilizzata attualmente da GM per la Volt e da BMW (che la offre in opzione) per la i3.

L’efficienza raddoppia

Progettato dalla startup israeliana Aquarius Engines, Il sistema che PSA ha deciso di mettere alla prova si basa su una tecnologia innovativa: un motore monocilindrico di 600 cc con un pistone che si muove liberamente al suo interno, senza valvole e con bobine elettromagnetiche. Secondo lo studio tedesco di ingegneria FEV, dovrebbe avere un’efficienza più che doppia rispetto a un tradizionale motore termico a combustione.

Grande potenziale, ma chissà se va

Secondo gli analisti di IHS Automotive, “se il sistema di Aquarius funziona davvero, ha un grande potenziale”. Perché oltre ad essere poco costoso, con emissioni bassissime permetterebbe di ridurre di molto la quantità e l’ingombro delle batterie. Non tutti però ritengono che l’utilizzo dei range extender sia una soluzione valida, in quanto l’aggiunta di un motore termico fa venire meno l’appeal delle vetture a emissioni zero e le espone anche al rischio di non poter accedere a incentivi.

Chi ci crede e chi no

I primi prototipi di PSA con il range extender di Aquarius dovrebbero andare su strada per i test all’inizio dell’anno prossimo. Prima della start-up israeliana, Toyota ha svelato due anni fa un motore-generatore basato sullo stesso concept, ma non ne ha mai annunciato la sperimentazione. Il prototipo di un range extender sarebbe stato sviluppato anche da Renault, che al momento non ha però intenzione di adottarlo sulle sue vetture elettriche. E l’alleato Nissan ha esplicitamente negato questa possibilità, in quanto punta per aumentare l’autonomia sul miglioramento della tecnologia delle batterie.

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