Ultimo aggiornamento  19 settembre 2019 16:55

Terre rare, Honda sfida la Cina.

Marco Perugini ·

La contesa sui confini marittimi in Estremo Oriente si ripercuote anche sull’auto. Visto che la Cina controlla il 90% della produzione mondiale delle terre rare – cioè i metalli pesanti come il terbio e il disprosio impiegati nella produzione dei veicoli ibridi – il colosso giapponese Honda ha sviluppato il primo sistema di propulsione che fa a meno di questi materiali: realizzato in collaborazione con un'altra azienda nipponica, la Daido Steel, equipaggia il minivan Freed in uscita nel prossimo autunno. L’annuncio da Tokyo è arrivato in concomitanza con la sentenza del Tribunale internazionale dell’Aja che ha dato ragione alle Filippine nella disputa con Pechino per la sovranità su alcuni atolli nel Mare cinese: un provvedimento importante per il controllo e lo sfruttamento delle risorse nel Pacifico.

Meno Cina, più Usa e Australia

Per aggirare le difficoltà di approvvigionamento di materiali rari e costosi (il terbio metallico vale 520 dollari al kg mentre l’ossido di terbio si attesta sui 380), nonché le limitazioni all’export imposte da Pechino, Honda ha progettato e realizzato un sistema di propulsione che impiega il neodimio, un metallo appartenente anch'esso al gruppo delle terre rare, ricavato dalla sabbia di monazite e reperibile negli Stati Uniti e in Australia.

Guardando al futuro

La Casa giapponese ha deciso di puntare fortemente sulla mobilità alternativa al petrolio e ai suoi derivati: le auto ibride, plug-in, elettriche e a idrogeno rappresentano oggi solo il cinque per cento della sua produzione, ma fra 15 anni questa percentuale dovrebbe salire a due vetture su tre.

Novità anche nel Vecchio Continente

Anche l’Europa si muove per ridurre la dipendenza dai metalli cinesi nell’automotive: la UE finanzia il progetto Stable con l’obiettivo di migliorare il ciclo vitale delle batterie litio-aria,  cioè in grado di produrre energia estraendo ossigeno dall’aria. Questi dispositivi privi di terre rare hanno una densità energetica 10 volte più elevata rispetto alle batterie agli ioni di litio, ma se queste ultime possono essere ricaricate fino a 1.200 volte, le prime non superano attualmente i 50 cicli. L’obiettivo è proprio quello di incrementare l’operatività di queste batterie fino a 150 ricariche.

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