Ultimo aggiornamento  06 dicembre 2019 03:51

Auto italiana? "Bellissima!", Rinascimento senza fine.

Giuseppe Cesaro ·

Cos’hanno in comune - origini italiane a parte - giganti come Botticelli, Leonardo, Michelangelo e Raffaello, e maestri del design come Gandini, Giugiaro, Pininfarina o Scaglietti? Una parola. La stessa che, sin dalla sua apparizione, ha indicato al mondo l’incanto di un’epoca nella quale le Arti hanno dato il meglio di sé, rivoluzionando etica ed estetica del Pianeta e toccando vertici mai raggiunti prima e mai più eguagliati dopo: “Rinascimento”.

Relazione azzardata? Niente affatto, parola di Ken Gross, uno dei massimi esperti americani della storia delle auto che hanno fatto la Storia. E, in effetti, guardando i ventidue sogni su ruote (19 auto e 3 moto), in mostra fino al 9 ottobre prossimo, al “Frist Center For Visual Arts”, di Nashville (Tennessee), il dubbio che Gross abbia ragione viene eccome. Si tratta di autentici gioielli provenienti da musei e collezioni private, in rappresentanza di alcune delle più alte espressioni dell’arte italiana del design automobilistico del secondo dopoguerra. Parliamo di “Bellissima! The Italian Automotive Renaissance, 1945–1975” (“Il Rinascimento dell’auto italiana”) la mostra con la quale il museo che sorge nel cuore della “Città della Musica” celebra genio, creatività, visionarietà e forza innovativa di alcuni tra i più grandi designer di casa nostra. Progettisti ai quali si deve la sublimazione dell’auto, che le loro menti e mani hanno trasformato da semplice mezzo di trasporto in vera e propria opera d’arte in movimento.

Sogni a quattro e a due ruote

Sogni a quattro e a due ruote, dunque - rarissime Alfa Romeo della serie BAT (Berlinetta Aerodinamica Tecnica), Bizzarrini (un nome a cui sono bastati cinque anni di attività per entrare nella leggenda), Ducati, Ferrari (250 GTO 1962), Lamborghini, Lancia e Maserati - che da soli valgono il viaggio Oltreoceano. Tutti modelli che non solo hanno affascinato capitani d’industria, celebrità e stelle del cinema - sempre alla ricerca di oggetti esclusivi, dalle linee avveniristiche - ma che hanno, soprattutto, avuto un’influenza enorme sull’evoluzione dell’idea stessa di auto e dell’industria automobilistica di ogni parte del mondo. Stati Uniti inclusi. Non a caso, infatti, modelli importanti di prestigiosi marchi americani come Nash, Hudson e persino Cadillac sono usciti dalla penna, sempre particolarmente ispirata, di designer italiani, mentre è alla loro immaginazione e capacità di guardare avanti che si deve la nascita di linee incredibilmente moderne, come quelle delle serie Firearrow o Firebird.

L’auto italiana? “Bellissima!

“L’influenza italiana guida il mondo del design delle auto – scriveva, già nel 1954, una testata-culto come “Road & Track”, definendola costante, maestosa, viva e raffinata. Un Rinascimento culturale ed estetico che ha lasciato un’impronta profonda e indelebile non solo tra gli addetti ai lavori del pianeta automotive, ma soprattutto nel cuore di curiosi, appassionati e cultori delle quattro ruote di tutto il mondo. Nessun dubbio, dunque: se qualcuno ci chiedesse di definire, con un solo aggettivo, l’auto italiana, sapremmo cosa rispondere: “Bellissima!”. Parola di Ken Gross.

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