Ultimo aggiornamento  18 novembre 2018 22:01

2050, l'Italia mobile a idrogeno.

Marco Perugini ·

Tra 10 anni circoleranno sulle strade italiane 27.000 auto e 1.100 bus a idrogeno, che diventeranno 8,5 milioni vetture e 23.000 veicoli di trasporto pubblico nel 2050. All'unica stazione di rifornimento di Bolzano verranno affiancati 5.000 nuovi impianti nei prossimi 35 anni. Questi numeri - che fanno pensare a un altro mondo - figurano nel Piano Nazionale per la Mobilità a Idrogeno, proposto dal Comitato di Indirizzo Strategico di Mobilità Idrogeno Italia (MH2IT) ed illustrato dal suo presidente Alberto Dossi. MH2IT è l’organismo che riunisce i leader del settore ed affianca le autorità nazionali nella redazione del documento di programmazione che il governo presenterà alla Commissione Europea entro novembre, come previsto dalla Direttiva 2014/94/UE sullo sviluppo del mercato dei combustibili alternativi.

Come funziona un’auto a idrogeno

Un veicolo a idrogeno ha un motore elettrico alimentato dall’energia prodotta da fuel cell (celle a combustibile), che fanno reagire l’idrogeno nel serbatoio con l’ossigeno dell’aria, generando corrente elettrica e vapore acqueo. La prima viene indirizzata al motore e il secondo all’impianto di scarico. Rispetto alle auto elettriche “tradizionali”, quelle a idrogeno consentono notevoli risparmi in termini di tempo di ricarica (meno di 5 minuti per un pieno) e una maggiore autonomia, che può arrivare fino a 700 km. Non è oro tutto quel che luccica, anzi è platino, come quello impiegato in grande quantità nelle fuel cell, ma un metallo così prezioso si paga: la Toyota Mirai, prima auto a idrogeno prodotta in serie, ha un costo di 80.000 euro, seppure lo sviluppo tecnologico e le economie di scala consentiranno una forte riduzione dei listini.

Il climate change

L’idrogeno è prodotto con processi industriali che richiedono energia e questa può provenire da fonti più o meno rinnovabili. Il piano predisposto da MH2IT punta sul gas naturale e il biometano, sulla base di linee perseguibili e conformi agli impegni dell’Italia in ambito europeo. Per facilitare la diffusione della tecnologia senza troppi rischi finanziari si mira allo sviluppo di flotte di auto e bus, anche per garantire sostenibilità alla rete di rifornimento che deve espandersi. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, per contenere l’aumento della temperatura globale entro il 2050 dovranno circolare almeno 40 milioni di veicoli in Francia, Germania, Italia e Regno Unito.

Toyota, Hyundai e Honda

La mobilità a idrogeno fa parte del quadro strategico dell’Italia insieme al gas, al metano e ai veicoli elettrici a batteria. “Serve però cooperazione tra pubblico e privato – sottolinea il presidente di MH2IT – con incentivi, agevolazioni e sgravi fiscali, oltre allo sviluppo di specifici servizi di trasporto pubblico e un insieme di facilitazioni come accessi preferenziali e parcheggi dedicati”. Poche sono le Case automobilistiche con modelli a idrogeno già pronti: la Toyota Mirai, la Hyundai ix35 e la Honda Clarity. Per vederli anche sulle strade italiane bisogna però attendere una vera rete di rifornimento. Per arrivare ai 5.000 distributori stimati nel 2050, MH2IT ne prevede 20 nei prossimi quattro anni e 200 entro il 2025. Il comparto spera non solo in facilitazioni economiche, ma anche in una normativa al passo con i tempi: la legge italiana impone oggi una pressione massima di 350 bar per il rifornimento di idrogeno, mentre le vetture sono già in grado di arrivare a 700, dimezzando i tempi per il pieno.

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