Ultimo aggiornamento  23 luglio 2019 06:51

Il business dei sistemi di mobilità intelligente.

Marina Fanara ·

Negli ultimi dieci anni il volume d’affari si è praticamente triplicato: da 550 milioni di euro a 1,5 miliardi di euro. Oggi TTS Italia (Associazione Nazionale per la Telematica per i Trasporti e la Sicurezza) conta su circa 250 aziende attive nel campo delle tecnologie al servizio della mobilità rappresentate, appunto, dall'omonima associazione. La sua presidente, Rossella Panero, anticipa a l‘Automobile i risultati di uno studio che verrà presentato domani. 

Domanda e offerta allo stesso tavolo

La prima novità, ci spiega la presidente, è che alle imprese che rappresentano l’offerta di sistemi e servizi si sono affiancati diversi organismi della “domanda”: enti, istituzioni e, soprattutto, amministrazioni locali, a tutti i livelli, comprese le 14 città metropolitane d’Italia. “Siamo diventati una piattaforma dove domanda e offerta si incontrano”, spiega Rossella Panero. Che significa? E’ un grosso passo avanti. Dimostra, innanzitutto che il mercato è  pronto e consapevole della necessità  di ammodernarsi e che si sente il bisogno di adattare i servizi alle specificità  del territorio. E qui intervengono le nostre aziende. Le potenzialità  di sviluppo sono enormi per l’Italia. CI sono tutti gli ingredienti: le tecnologie disponibili, le risorse per investire nel settore e un quadro normativo di riferimento. Ovvero, i vari Piani regionali e il decreto del febbraio 2014 in recepimento della direttiva Ue sui sistemi intelligenti. 

Le tecnologie pronte all'uso

Per quanto riguarda le tecnologie, un esempio su tutti riguarda i veicoli privati e, più  in generale la cosiddetta “auto connessa”. “Il fatto che ora tutte le auto dovranno essere dotate di un dispositivo per l’e-call è una prima applicazione", sottolinea la presidente. "Poi c'è la scatola nera, un altro sistema che potrebbe avere un grande impatto sulla mobilità  e gestione del traffico soprattutto nei grandi centri urbani e anche in termini di sicurezza della circolazione. Un altro scenario molto promettente è  l’infomobilità, un tema molto caro a chi governa il territorio e dove il concetto di veicolo privato come mezzo privilegiato per gli spostamenti cede il passo alla multimedialità. Che significa non solo l’utilizzo di vari modi di trasporto coniugati tra loro per coprire uno specifico tragitto, ma sempre di più il concetto di condivisione".  Che già si sta attuando: car sharing, car pooling, bici e scoter condivisi, sono già una realtà.  "E l’interesse delle stesse case automobilistiche verso questi servizi dimostrano, ancora una volta, che il mercato è  pronto ad adottare un modo di muoversi più  smart", sottolinea Panero. E il singolo cittadino? "E' pronto: sta già sperimentando quanto una semplice applicazione possa facilitargli la vita, dai rapporti con le banche alla possibilità di prenotare un car sharing o, meglio, di scegliere il metodo più veloce per arrivare a destinazione semplicemente con un click sul telefono". 

Cosa manca

Eppure, l’adozione dei sistemi intelligenti in Italia non sembra esprimere appieno le sue potenzialità: i trasporti pubblici lasciano molto a desiderare, traffico e congestione sono ancora a livelli insostenibili. Cosa manca per il grande salto? “In effetti abbiamo alcune richieste da rivolgere al governo e alle amministrazioni locali presenti in TTS Italia”, afferma la presidente. Prima fra tutte: serve un’unica cabina di regia ‘tecnica’ che garantisca una piena interoperabilità dei sistemi eventualmente adottati tra una regione o una città e l’altra. “Oggi a livello territoriale c’è una discreta vivacità, ma bisogna integrare le varie iniziative per evitare che il singolo cittadino spostandosi da una parte all’altra debba ogni volta riorganizzare il suo viaggio”.  La seconda richiesta è di tipo economico: oggi le risorse per gli ITS (Intelligent Transport Systems) arrivano da varie fonti. Ci sono i fondi europei, quelli regionali e gli stanziamenti del governo, come il piano per le Smart road appena adottato dal ministero Infrastrutture e trasporti. “Tutte queste risorse andrebbero convogliate in un unico grande piano, nel quale TTS Italia non deve più essere considerato un sottoprodotto. Il problema non è il reperimento delle risorse, ma il loro coordinamento per evitare di disperdere in mille rivoli".

Quanto al quadro normativo, il governo ha elaborato, proprio insieme all'associazione, il piano nazionale degli ITS. E ora, si chiede la presidente: "Cosa si aspetta ad applicarlo?".

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