Ultimo aggiornamento  23 febbraio 2019 05:21

Italia-Germania, sull'auto è stato 0 a 0.

Redazione ·

Italia-Germania è la solita partita infinita. Mai del cuore. Meno che mai nell’automobile: il mercato tedesco è storicamente il più grande d’Europa e, quando tre anni fa gli analisti scrissero che la Russia avrebbe scavalcato presto la Germania, oltre l’Elba le cose precipitarono di colpo. Guerre, sanzioni internazionali, mercato dell’auto a picco, costruttori stranieri lì presenti a chiudere bilanci in rossi, con top manager impegnati a presentare la Russia un giorno come mercato europeo e il giorno seguente come mercato non più europeo.

In ordine di apparizione

Italia-Germania, i goal non si contano, ben oltre il nostro celebre 4 a 3. A casa loro, in cima alla classifica Fiat Chrysler non tocca palla: scorrendo le vendite di maggio, sul podio allungato ci sono in ordine di apparizione Volkswagen, Audi, Mercedes, poi la tedesca-americana Opel, la Bmw, l’altra tedesca-americana Ford, la Skoda di Boemia inglobata dal gruppo Volkswagen, e poi gli altri. Anzi: Volkswagen Golf, Passat e Polo nei primi tre posti dei modelli più venduti. In Italia, la classifica alta parla invece in tedesco: basta prendere i dati Unrae sulle vendite nei primi sei mesi dell’anno e si nota che il marchio Volkswagen è secondo dopo Fiat, anche se a giugno i francesi di Renault lo hanno scavalcato facendolo scivolare al terzo posto.

Risposta a Piech 

Italia-Germania, è un po’ che non si prendono a pallonate Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrysler, e Ferdinand Piech, il padre padrone del gruppo Volkswagen. Il tedesco ha provato negli anni scorsi a sfilare l’Alfa Romeo dal gruppo italo-americano, l’italiano lo ha tenuto a distanza, una partita fatta di dichiarazioni pubbliche, stoccate, strette di mano ai Saloni dell’auto, finché Marchionne ha messo in fuorigioco Piech: “Non venderò mai l’Alfa alla Volkswagen finché sarò io l’amministratore delegato”.

Lo scontro con Berlino

Italia-Germania, che partita, l’ultima (o la penultima) ha visto Marchionne scendere in campo per imporre uno 0 a 0 ai tedeschi. Quando ha detto no alle autorità di Berlino che avrebbero voluto sottoporre ai loro controlli i motori diesel della Fiat 500X, nell’ambito di una indagine più vasta sui modelli di tutti i costruttori seguita allo scandalo del dieselgate. Ogni Paese controlla i motori dei propri costruttori, ha risposto Marchionne a Berlino sostenuto dal ministro dei Trasporti Delrio, per cui quelli della Fiat 500 sono stati verificati in Italia. Una regola che vale per l’intera Europa. 0 a 0 e palla al centro. 

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