Ultimo aggiornamento  20 maggio 2019 07:14

Niente Europa siamo inglesi, l'auto trema.

Colin Frisell ·

E quindi la Brexit si farà. Non subito, ma il processo di uscita del Paese dalla Unione europea comincerà tra breve. Alle 6 della mattina, quando non mancava molto alla fine dello spoglio delle schede per il referendum,  è apparsa chiara la scelta fatta dall'elettorato, anche se con un minimo distacco: il Regno Unito lascerà la UE al proprio destino.  Il premier Cameron ha annunciato le dimissioni.

Appelli nel vuoto 

A nulla sono valsi i tantissimi appelli arrivati in questi giorni dal fronte che si opponeva alla Brexit. Politici, osservatori, personaggi pubblici , perfino un'icona nazionale come l'ex calciatore David Beckham ( insieme con la moglie Victoria, regina del gossip e della moda ) avevano appoggiato pubblicamente il sì alla UE. E se da Buckingham Palace non erano arrivate posizioni ufficiali (pare che però la stessa sovrana,  Elisabetta II, avesse manifestato - sempre con regale distacco - la sua simpatia per il fronte del "no") l'industria dell'auto si era invece schierata compatta per il "si". 

Rischi per gli investimenti 

Quasi tutte le "grandi firme" del mondo dell'automotive, britannica o estera, hanno fatto  sentire la propria voce nei giorni della campagna elettorale referendaria. Tutti hanno rimarcato come abbandonare l'Europa avrebbe potuto mandare in crisi la potente sterlina, diminuire l'attrattivita del Paese verso i capitali esteri e quindi in sostanza mettere un freno agli investimenti provenienti dalle zone ricche del mondo. Con riflessi imprevedibili anche sulla crescita dei posti di lavoro. Il Ministro dell'Economia (che qui chiamiamo ancora "Cancelliere dello Scacchiere" come ai tempi di Elisabetta I ) ha ribadito anche a poche ore dal voto che Brexit avrebbe significato incertezza economica, PIL traballante, crisi neanche tanto strisciante, un deciso aumento delle tasse e una diminuzione del sostegno pubblico a nuove iniziative anche nel campo dell'innovazione.

Una posizione chiara 

Ha fatto particolare scalpore, qui in Gran Bretagna, l'aperta dichiarazione di voto della Ford. Il gigante di Detroit ha preso, letteralmente, carta e penna e ha scritto ai suoi dipendenti in UK, che sono 14.000, non 100 o 200 (stessa cosa ha fatto il gruppo Bmw, con circa 8.000 dipendenti fra Mini, Rolls Royce e quattro fabbriche). In quella lettera aperta, la Ford invitava a considerare bene il rischio che gli investimenti  - che significano così tanto per il nostro Paese, tanto che il Governo ha continuato a puntare forte ad esempio sulle nuove tecnologie, aspirando a fare del Regno Unito la piattaforma di lancio delle auto a guida autonoma e di tante altre innovazioni, dall'elettrico all'idrogeno - potessero inaridirsi. Si parlava, senza mezzi termini, di una "perdita di centinaia di milioni di dollari". Uno scenario che la vittoria dei "no" rende ora particolarmente attuale.  

Il futuro appare incerto. Ma qui non si esce mai di casa senza l'ombrello... E di certo gli inglesi dimostreranno di saper affrontare la pioggia di problemi e incertezze che sembra aspettarli d'ora in poi anche in una bellissima giornata di sole come oggi. 

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