Ultimo aggiornamento  23 marzo 2019 22:03

Come eravamo: la prova dell'Alfetta 1.6.

Gianni Rogliatti ·

La prova è integralmente ripresa dal numero 27 de l'Automobile dell'15 novembre 1975. Una cosa è certa: un'Alfa Romeo anche in versione più “austera” resterà sempre e decisamente un'Alfa Romeo. E' il caso della versione con motore da 1600 cc (precisamente 1570) della ormai notissima “Alfetta”, che è stata messa in vendita all'inizio dell'anno appunto per offrire un modello più economico per prezzo d'acquisto e per costi di uso rispetto al modello normale (e che per inciso ha ricevuto una versione migliorata e più economica del noto motore di 1800 cc).

La tecnica

L'Alfetta è una macchina in cui si è cercato di riunire il meglio in fatto di prestazioni per una berlina; infatti essa è dotata di ottime sospensioni con un assale posteriore tipo De Dion, che è una rarità nella produzione di serie ma che serve ad assicurare una tenuta di strada superlativa. Anche i freni, lo sterzo ed in genere tutti gli organi del telaio hanno ottime caratteristiche che si riscontrano nell'uso.

Il motore è il classico Alfa Romeo a quattro cilindri in linea con doppio asse a camme in testa e raffreddamento ad acqua, discendente dal ceppo delle «Giulia»: è stato ulteriormente raffinato per quanto riguarda la carburazione talché è oggi straordinariamente elastico e parsimonioso pur essendo potente come prima.

E' chiaro che il concetto di economia di combustibile va visto alla luce realistica dell'impiego che si fa della potenza: anche nella versione 1,6, l’Alfetta di cavalli ne ha ancora parecchi (125 per la precisione) e, se si usano sempre tutti, consumeranno in proporzione.

Su strada

Ma, con un impiego ragionato del motore, si possono ottenere consumi bassi senza sacrificare troppo le prestazioni. Ad esempio viaggiando a velocità piuttosto elevata in autostrada con medie di 140 km/h abbiamo registrato un consumo di 8,4 km/litro; ma scendendo ad una media di 120 all'ora il consumo si stabilizzava sui 10 km/litro e tale restava anche per l'uso in città (dove, però, in condizioni limite di uso si può scendere anche a 7-8 km/litro). Questi i consumi a velocità costante e cambio in quinta: 14,6 km/litro a 80 km/h; 12 km/litro a 100 e 10,3 a 120 km/h. Quanto alle altre prestazioni esse sono sempre di tutto rispetto e degne, come abbiamo detto, di un'Alfa. I tempi di accelerazione con partenza da fermo ed uso del cambio so-no stati di 18 secondi per i 400 metri e di 32 secondi per il chilometro. La velocità massima registrata è stata di 178,2 km/h in quinta, a 5900 giri indicati e con il tachimetro che segnava poco più di 190 km/h, con uno scarto quindi abbastanza contenuto. Abbiamo altresì controllato lo scarto al tachimetro in una gamma di velocità intermedie più utilizzate: a 100 km/h indicati la velocità effettiva era di 93 km; a 120 indicati l'effettiva era di 109; a 140 indicati l'effettiva era di 128 e a 160 indicati l'effettiva era di 145. Uno scarto, dunque, sempre inferiore al 10 per cento. L'errore del contachilometri è risultato invece del 2,1 per cento in più.

E' possibile “tirare il motore” fino a 6500 giri al minuto (e forse più), anche se così facendo si consuma parecchio; comunque, ed al solo scopo di indicare le effettive possibilità di questa vettura, abbiamo controllato le velocità indicate a questo regime del motore che sono state di 58 km/h in prima, 92 in seconda, 138 in terza e di 178 in quarta (la quinta come s'è visto prima arriva ai 5900 giri/min).

I comandi

La strumentazione è ben leggibile ed anche completa; l'unico suo neo è quello di essere sistemata in modo tale che il volante copre parte degli indicatori del contagiri e del tachimetro: bisogna allungare il collo per vedere le zone coperte.

I comandi sono molto docili e leggeri, dallo sterzo (precisissimo per una berlina) alla frizione, per nulla affaticante, al freno munito di servo. Il cambio è il classico Alfa a cinque marce che nell'Alfetta si trova in blocco con la scatola del differenziale, che è fissa al telaio. Sono scomparse totalmente le vibrazioni della leva che al principio si potevano riscontrare su talune macchine di questo tipo ad una certa velocità critica del propulsore. Il comando è docilissimo e preciso, nonostante la considerevole lunghezza della tiranteria. Giova ricordare i vantaggi non indifferenti di questa soluzione, con un maggiore peso sulle ruote motrici, riduzione dell'ingombro nella parte anteriore e maggiore efficienza della sospensione posteriore.

L'abitacolo

Dal punto di vista dell'utente medio che si interessa più alle capacità di trasporto che alle prestazioni velocistiche di una vettura, si può dire che l’Alfetta nella nuova versione 1,6 si presenta assai bene; è dotata di un vastissimo baule (circa 600 litri) e di una buona abitabilità interna (salvo che per le gambe dei passeggeri posteriori); è una berlina di dimensioni tipicamente “europee” con un buon rapporto tra lo spazio interno e dimensioni esterne si presta assai bene per i lunghi viaggi grazie anche alla discreta silenziosità alle velocità autostradali attuali che si possono mantenere con estrema facilità. Silenziosità che è invece carente agli alti regimi, a causa delle economie realizzate nell'insonorizzazione rispetto all’Alfetta 1,8.

L'accessibilità del motore è abbastanza buona, considerato anche che si tratta di un propulsore a doppio asse a camme in testa, che è quindi più ingombrante. Tuttavia è da rilevare il fatto - e ci sembra molto importante per l'utente - che l'Alfa Romeo garantisce adesso la meccanica delle sue vetture per ben 100.000 km oppure due anni. Questo è un vantaggio non indifferente per il cliente che dimostra la fiducia della Casa nei propri prodotti.

Le finiture interne ci sembrano tutto sommato all'altezza della situazione e nella media normale per il tipo di vettura, anche se alcuni particolari - come l'insonorizzazione - potrebbero essere più curate.

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