Ultimo aggiornamento  21 agosto 2019 14:09

Come la Mini si sta reinventando.

Francesco Paternò ·

La Mini, marchio Bristish di proprietà Bmw, ha venduto nel 2015 il 12% in più dell’anno precedente, 338.466 unità nel mondo. Per la fine dell’anno è in rampa di lancio la nuova Countryman, interpretazione suv di successo, che sarà ancora più grande della precedente nonostante il nome resti Mini. La settimana scorsa, a Londra il marchio ha presentato un concept con cui mostrare quali sono le linee guida del suo futuro, la Mini Vision Next 100, saggio di filosofia e marketing prima che di prodotto. 

La vita urbana

Peter Schwarzenbauer, il boss di Mini all’interno del gruppo Bmw, ha prospettato un futuro ideale per le sorti della Mini, auto compatta e dunque per dimensioni urbane: “Gli esperti – ha detto Schwarzenbauer – predicono che entro il 2050 il 75% della popolazione in Europa e il 90 negli Stati Uniti vivranno in città. Tutto ciò coinciderà con il bisogno di una più grande individualità. Mini è in grado di giocare perfettamente le sue carte in questa situazione, quale compagna urbana”.

Il manager tedesco ha tirato in ballo il papà della prima Mini del 1959, il geniale Alec Issigonis che quasi sessant’anni fa già parlava di “uso creativo dello spazio”.  La Mini Vision Next 100 non solo continua a declinare in modo futuristico una architettura da piccola alla moda e in linea con i canoni Mini – sbalzi corti, tetto uguale all’attuale – ma ridisegna gli interni in chiave tecnologica, dove l’intelligenza artificiale la farà da padrona, sulla Mini come sul resto dell’industria dell’auto.

L'auto che ci riconosce

La Mini del futuro “ci riconosce e ci accoglie”, proiettando fuori la portiera il nostro nome (o chiamandoci) e permettendoci di configurarla secondo desiderio, sia ora e subito davanti a noi, sia su un’altra noleggiata su cui saliremo per esempio dopo essere scesi da un aereo. La Mini che ci riconosce e che ci chiederà se vogliamo prendere il volante a sinistra, o a destra perché sarà in grado di scorrere lungo una plancia minimalista, o se invece lasceremo la guida a un software.

Oggi Mini è a tre porte, cinque porte, tre porte cabrio, Clubman che traduce station wagon vera con sei porte (contro le tre della precedente serie, snob e originale al punto che è difficile trovarla usata perché i proprietari se la tengono stretta) e Countryman. Schwazenbauer le chiama “supereroi”, rimasti soli dopo che altri modelli non sono stati più prodotti per insuccesso commerciale, come la Coupé, la Roadster e la Paceman, suv a tre porte. All’appello mancherebbe un prossimo “supereroe” le cui sorti sono appese a un mercato delle aperte in declino mondiale, una nuova roadster già ammirata in forma di concept con il nome di Superleggera. Next, ma per favore prima di 100 anni.

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