Ultimo aggiornamento  20 giugno 2019 22:36

Grandi auto e grande musica, per grandi storie.

Giuseppe Cesaro ·

"Sì viaggiare, ascoltando le canzoni più pure”, verrebbe da canticchiare, parafrasando Battisti. Ecco, allora, quattro autentici gioielli, che non possono certo mancare in una playlist da viaggio che voglia essere davvero degna di questo nome. Quattro highway song in grado di rendere indimenticabile qualunque strada. Di dentro e di fuori, s’intende.

1.    Prince - “Little Red Corvette”

“Credo che avrei dovuto capirlo dal fatto che parcheggi di traverso che non sarebbe durata; sei il tipo di persona che crede nel pomiciare una volta sola: “Amali e lasciali” in fretta”.

Si apre così “Little Red Corvette” (“Piccola corvette rossa”), incalzante rock-ballad di Prince - uno dei più significativi e innovativi inventori di linguaggio, capace di miscelare con ineguagliabile originalità rock, rhythm&blues, funky, dance e pop – contenuta nell’album “1999”, pubblicato – il titolo non inganni - nel 1982. L’intrigante metafora ragazza/auto (tra i topos più classici della “musica popolare”) è evidente sin dalle prime battute. Il brano disegna un avvincente parallelo tra lo spirito spregiudicato e le prestazioni sportive di un’auto-icona della cultura americana (il cui nome richiama – e, forse, non è un caso - una veloce nave da guerra) e quelle di una conturbante ragazza il cui fisico, sempre sul punto di risultare osceno, dovrebbe – secondo il protagonista della canzone - essere rinchiuso in una galera. Rallenta, piccola – le canta nel finale l’ennesima conquista di una sola sera – o, prima o poi, qualcuno finirà col metterti sotto.

2.    Tracy Chapman - “Fast Cars”

Tu hai una macchina veloce e io un piano per portarci via di qui […] non dovremo andare troppo lontano, basta la città al di là del confine; ci troveremo un lavoro e alla fine capiremo cosa significa vivere”.

Si cambia atmosfera: la macchina come opportunità di riscatto; un mezzo per lasciarsi alle spalle un presente deprimente e privo di prospettive, e cercare un altrove nel quale provare a dare un senso alle cose. Parliamo di “Fast Cars” (“Auto veloci”), leading track dell’album di debutto (1988) di Tracy Chapman, cantautrice americana, colta e sensibile alle problematiche sociali, che predilige un linguaggio musicale di matrice folk-rock, energico ed essenziale, sia nei testi, che nelle sonorità. La protagonista - costretta a lasciare la scuola e a lavorare in un minimarket per aiutare il padre alcolizzato, senza lavoro e abbandonato dalla moglie - interroga il suo ragazzo: “Tu hai una macchina veloce, ma è abbastanza veloce per farci volare via? Dobbiamo prendere una decisione: o partiamo stanotte o vivremo e moriremo così”. Ballata intensa e struggente Fast Cars è un brano che spinge a indagare il crinale sottile e fin troppo accidentato che separa speranza e disperazione. 

3.    Bruce Springsteen. “Racing In The Street”

Ho una Chevrolet del 1969, con una testata 396 e un cambio Hurst. Lei mi aspetta stanotte nel parcheggio di fronte al Seven-Eleven. Io e il mio socio Sonny l’abbiamo costruita dal niente. E lui gira con me di città in città. Corriamo solo per soldi, nessun legame: li azzittiamo e li stracciamo.

Altro cambio di scena: “Racing In The Street” (“Corse [clandestine] su strada”). Bruce Springsteen racconta la storia di un pilota senza nome, del suo partner Sonny e della loro compagna: una Chevy del ’69. Siamo nel 1978, in uno degli album più intensi e amati della straordinaria produzione del Boss: “Darkness On The Edge Of Town” (“Buio ai margini della città”). Il trio gira l’America alla ricerca di corse clandestine, per stracciare gli avversari, fargli mangiare la polvere, ma, soprattutto, evadere dai margini della città e delle loro vite. Grigia lei, grigie loro. “Alcuni ragazzi rinunciano semplicemente a vivere e iniziano a morire a poco a poco, un pezzo alla volta. Altri [invece] tornano a casa dal lavoro, si lavano, e vanno a gareggiare nelle strade”. È durante una di queste gare che il pilota senza nome incontra la ragazza, anche lei senza nome. La macchina, invece, un nome ce l’ha: è un’altra Chevrolet, la Camaro questa volta. Una classica “pony car” - sportiva, compatta, leggera, agguerrita – guidata da un tipo di Los Angeles. Il pilota senza nome spazza via la Camaro, liquida il tipo, si prende la ragazza e la porta con sé. “Per tutti gli sconosciuti sconfitti e gli angeli delle hot rod (auto di serie modificate per correre) che attraversano rombando questa terra promessa, questa notte, la mia ragazza e io, correremo fino al mare, per lavare via i peccati dalle nostre mani.” Pianoforte e voce: rabbioso, struggente, sognante. Da non perdere.

4.    The Queen. “I'm In Love With My Car”

“Una macchina da sogno, così pulita, con i pistoni che pompano e le borchie che luccicano: quando stringo il tuo volante, tutto ciò che sento è la tua grinta; quando la mia mano è sulla leva del cambio oh, è come una malattia… E quando me vado in giro a tavoletta non sono costretto ad ascoltare le solite chiacchiere senza senso…

Altro che oggetto del desiderio: l’amore per la macchina che cantano i Queen in “I'm In Love With My Car” (“Sono innamorato della mia macchina”) è una vera e propria malattia. Inserita in un album strepitoso come “A Night At The Opera” (1975, dove trova posto anche quel capolavoro assoluto che è “Bohemian Rapsody”), e dedicata da Roger Taylor (batterista e autore) a uno dei “roadie” (i tecnici al seguito delle band) dei Queen, che pare avesse una passione smodata per la sua Triumph TR4, “I'm In Love With My Car” è la storia di un tizio che non vede altro che la sua quattro-ruote, per amore della quale è disposto a qualunque follia: persino liquidare amori in carne e ossa. “Ho detto alla mia ragazza che non ho potuto fare a meno di dimenticarla: comprami un nuovo carburatore, piuttosto. Così lei si è tolta di mezzo dicendo che era finita. Le macchine mica ribattono così aggressive, sono solo amiche a quattro ruote”.

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