Ultimo aggiornamento  27 maggio 2020 02:05

Rossi che passione.

Michela Cerruti ·

Valentino Rossi è stato uno dei campioni più amati, criticati, odiati, ammirati e osannati dal grande pubblico appassionato di Motorsport. Ma non solo. Sarebbe riduttivo pensare al Dottore come a un semplice pilota simile a tanti altri, lui è un personaggio incredibile, pieno di sfaccettature e contraddizioni, ed è questo il motivo per cui non ci stanchiamo mai di parlare di lui.

La storia disegnata dal Dottore

C’è chi ricorda ogni suo sorpasso, chi ama spettegolare sulla sua vita privata e chi invece sembra solo ricordarsi delle sue vicende finanziarie. Valentino fa discutere, fa urlare, ma soprattutto sa far emozionare come nessun altro pilota sulla griglia di partenza della MotoGP di oggi, ma anche di ieri. Il Dottore sta disegnando la storia del motociclismo da quasi due decenni. Tanti grandi ci sono stati, hanno vinto, ma poi se ne sono andati, hanno fatto il loro tempo. Il tempo di Rossi invece sembra non dover finire mai; ha attraversato momenti storici diversi, ha incontrato avversari di ogni genere e di grande talento che, insieme a lui, hanno scritto giornate indimenticabili e condotto battaglie mozzafiato in giro per il mondo, come Nicky Hayden, Casey Stoner, Daniel Pedrosa, fino ad arrivare ai principali "nemici" di oggi: Marquez e Lorenzo.

La forza disarmante della personalità

Trentasette anni, idolo di Marquez da bambino, oggi suo più grande avversario, Valentino Rossi dà decisamente l’impressione di non volersi fermare mai, di non aver ancora compiuto la sua missione, di non essersi ancora stancato di vincere e di essere il migliore. Un VIP? Se ciò vuol dire essere uomo di spettacolo, in effetti non si può negare che questo pilota sappia regalarne di indimenticabili, di quelli che ti lasciano con il fiato sospeso. In lui c’è qualcosa che va oltre il guidare, che va oltre il vincere.
Nel primo decennio degli anni 2000, ha ottenuto sei titoli mondiali, ma nonostante le sue vittorie e il suo successo lo rendano potenzialmente un essere irraggiungibile, Valentino sa restare nelle menti e nei cuori dei suoi tifosi, grazie a quel suo essere così umano, in modo quasi disarmante. Se pensiamo che l’ultimo titolo se l’è messo in tasca nel 2009, ad oggi in effetti bisogna ammettere che il Dottore non abbia più quel ruolo dominante che lo hanno caratterizzato in altri periodi. Eppure per chi lo ama da sempre, lui rimane sempre il più grande di tutti, perché quando vince lo fa in modo speciale e quando fa una pole, cosa che tra l’altro capita ormai piuttosto raramente, la fa sempre al momento giusto e nel posto giusto, come avvenuto lo scorso GP del Mugello.

La sfida finale con gli spagnoli

Vince meno sì, eppure l’anno scorso si è giocato il mondiale fino all’ultima gara. Inutile dilungarsi sulla vicenda Rossi-Marquez-Lorenzo perché credo se ne sia già parlato abbastanza, ma di certo gli è stato portato via qualcosa che si sarebbe meritato, come è stato portato via a tutti coloro che lo seguono da sempre e che avrebbero voluto festeggiare quel titolo insieme al loro campione. Vederlo arrabbiarsi senza mentire sulle proprie sensazioni ed emozioni l’ha avvicinato ancora di più a noi comuni mortali, incrementando non solo la sua, ma anche la nostra voglia di vederlo arrivare più in alto di tutti. Inizia con quell’episodio una sorta di telenovela tra Italia e Spagna che ogni gara tiene incollati allo schermo per scoprirne l’evoluzione, per cercare di scovare qualche sguardo o gesto che ci lasci intuire se i rapporti si sono saldati, se tra compagni di squadra comunichino oppure no, se l’astio con gli spagnoli nei mesi si sia dissolto o sia peggiorato. Ci aspettavamo di vedere qualcosa cercando di sbirciare dietro le quinte, all’interno dei box e dei motorhome, ma la risposta alle nostre domande è arrivata in pista. Proprio come le carenate e quel famoso calcio hanno segnato un momento di aggressività quasi infantile tra Rossi e Marquez, alla fine del Gran Premio di Barcellona, dopo una battaglia all’insegna dell’adrenalina e della correttezza, arriva una stretta di mano dal significato profondo, un abbraccio e uno sguardo tra i due che, almeno per il momento, segna la voglia di tornare a lottare spinti dalla passione e dalla brama di vincere, non dalla rabbia o dalla voglia di vendetta.

Luis Salom nel cuore

Tutto questo accade in un weekend in cui un evento tragicamente umano improvvisamente riporta ad una realtà che non vorremmo mai considerare, di cui a tratti sembriamo non essere consapevoli. Impossibile non rendersi conto di essere tutti vulnerabili, in balia di qualcosa che nessuno può controllare, ma che ogni tanto torna violentemente per riportarci con i piedi per terra. Per questo mi piace pensare che quella stretta di mano e quei sorrisi tra due grandi campioni fossero dedicati, forse anche inconsapevolmente, al giovane Luis Salom, andatosene via vivendo la stessa nostra meravigliosa passione. Sembra sempre che questi centauri non si lascino toccare da nulla, eppure qualcosa a Barcellona è successo, qualcosa dentro le anime di questi campioni si è mosso e ha preso una direzione diversa. Con l'avvicinarsi del Gran Premio di Assen, Valentino sembra non bramare più vendetta e il mondiale, che sembrava compromesso dopo il triste ritiro del Mugello, si riapre con la vittoria di Barcellona. Chissà se veramente la partita Italia-Spagna si trasformerà in un'amichevole... 

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Pilota di auto da corsa e donna dei record

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