Ultimo aggiornamento  07 aprile 2020 22:46

Piccole auto crescono. Ecco perché.

Giuseppe Cesaro ·

Diciamoci la verità: lo spazio ci è sempre andato stretto. Non avevamo ancora messo tutti e due i piedi sulla Terra che già ci lambiccavamo il cervello pensando a come violarne confini e limiti. Il mercato lo ha capito. Da un pezzo. Anzi, si può dire che sia nato proprio su questa consapevolezza. E continua a prosperare alimentandola. Più lui ci accontenta, più noi cresciamo. E, più noi cresciamo, più lui cresce insieme a noi. Le auto non fanno eccezione e continuano a crescere. Non solo nei numeri, anche nelle dimensioni.

Odissea nello spazio

Qualche esempio? Presto fatto. Cominciamo dalla Fiat 500. tra la versione originale (1957) e quella attuale, nata nel 2007, ci sono ben 57cm di differenza in lunghezza (+19.4%) - in media più di un centimetro di crescita all’anno; 16cm in altezza (+12.9%) e 30 in larghezza (+25%). Stessa sorte è toccata alla Mini. Tra la prima versione (1959), infatti, e quella 2001 - capostipite della nuova serie - ci sono differenze ancora più rilevanti: 66cm (+22.2%) di lunghezza (1,5cm l’anno) e 29cm di larghezza in più (+20.7%), mentre l’altezza è cresciuta di soli 6cm (+4.4%). Le cose non cambiano di molto se si confrontano le dimensioni di due modelli culto della fascia media: la VW Golf e il “Maggiolino”. Tra la Golf 1974 e quella 2012 la lunghezza cresce di 55cm (+14.8%) – alla media di quasi un centimetro e mezzo all’anno - mentre sul fronte larghezza i centimetri in più sono 19 (+11.7%). Anche qui, come nel caso della Mini, la crescita in altezza risulta più contenuta: meno di 5cm, per una variazione pari al 3.4%.

Non si sottrae alla legge della dilatazione nemmeno una delle auto più amate tra quelle prodotte da casa Volkswagen: il Maggiolino. Tra la prima versione postbellica e la versione 2011 la lunghezza è aumentata di 20cm (+6.2%) e la larghezza di quasi 26 (+16.6%). Curiosamente, però, il maggiolino è l’unica tra le auto messe a confronto, che abbia ridotto, seppure di pochissimo (0.9%), l’altezza. Piccole auto crescono, dunque. E crescono tanto: in media +15.6cm in lunghezza, +18.5 in larghezza, +5 in altezza.

Una lievitazione che non si è limitata a gonfiare le misure dei modelli esistenti, ma ha visto fiorire nuove famiglie XL e XXL. A partire dalla fine degli anni Settanta, infatti, il mercato è stato letteralmente invaso da monovolume, station-wagon, jeep e suv. E molti tra i modelli attualmente più venduti appartengono a proprio questi segmenti. Secondo la Jato – leader nelle analisi di mercato del settore automotive: nel 2015, per la prima volta, i SUV sono risultati le auto più vendute in Europa e continuano a guidare la crescita nei cinque principali mercati del Vecchio Continente. 

Spazio fattore di sicurezza

La ragione principale è, senza dubbio, il fattore sicurezza. Lo spazio – sia esterno che interno – si è, infatti, rivelato importante nel ridurre i rischi. Quello esterno fa in modo che sia la struttura dell’auto ad assorbire la maggior parte possibile dell’energia cinetica che si sviluppa in caso di urto. Più è l’auto ad assorbire l’urto, infatti, meno questo si scaricherà sui suoi occupanti.

Quello interno, invece, crea una sorta di “camera di compensazione”: più aumentano i centimetri a disposizione di testa, torace e gambe, più si riducono i rischi per i passeggeri. Questo senza contare la dilatazione degli spazi dovuta all’inserimento di alcune dotazioni di sicurezza passiva. Pensiamo, ad esempio, alla differenza di dimensioni tra un volante o un cruscotto nei quali sia o no alloggiato un airbag. 

Solidità non è sinonimo di affidabilità

Le grandi dimensioni trasmettono una grande sensazione di solidità, che tutti associamo all’affidabilità. Associazione sbagliata. Più un veicolo è solido, maggiori sono i rischi per i suoi occupanti. In un’auto indeformabile le persone rischierebbero di morire anche a bassissime velocità. L’auto non assorbirebbe l’energia cinetica prodotta nell’impatto e questa si scaricherebbe interamente su di loro. La sicurezza, dunque, non dipende tanto dalle dimensioni, quanto dalla deformabilità della struttura. Ed è maggiore quando le grandi dimensioni si associano al giusto grado di deformabilità.

Regole generali che valgono tra veicoli in movimento. Se l’oggetto con il quale ci scontriamo, invece, è più grande della nostra auto, non si muove e non si sposta, le cose cambiano. Una macchina grande pesa molto di più di una piccola e l’energia cinetica con la quale siamo costretti a fare i conti cresce notevolmente. E, con lei, anche i rischi per noi. 

Auto: grandi sì, vecchie no

Anche l’età del mezzo è importante. Un’auto grande di vecchia generazione, infatti, fornisce livelli di protezione decisamente inferiori a un’auto più piccola di ultima generazione. Un elemento sul quale noi italiani dovremmo riflettere con particolare attenzione: un’auto su due (51,7%) tra quelle che circolano sulle nostre strade, infatti, ha più di 10 anni di vita, mentre le euro 0 – immatricolate prima del 31/12/1992 e, dunque, con ben 25 anni di vita “nelle ruote” – sono ancora il 10,5% del totale. 

Sempre più forti con i sempre più deboli

Auto più grande vuol dire più peso, più energia cinetica e, dunque, più rischi. Un problema che non riguarda solo i modelli XL, ma anche le ex-piccole. La nuova 500, ad esempio, pesa ben 300 chili più della vecchia: il 44,1% in più. La nuova Golf 433kg più della sua gemella del ’74 (+62.7%); un Maggiolino di oggi 514kg in più di uno di ieri (+67.6%) e l’ultima Mini 470kg in più della prima, con un salto percentuale addirittura del 70.2%. Percentuali che, in caso di urto con un altro veicolo, hanno il loro… peso.

Cosa succede, poi, se invece di quattro ruote ne centriamo due o, peggio, ci scontriamo con due gambe? Anche per questo Euro NCAP valuta, con sempre maggiore attenzione, i sistemi di ritenuta per bambini e i rischi di lesioni a capo, bacino, cosce e polpacci dei pedoni. 

La mobilità? È come il poker…

Fondamentale evitare la tentazione di delegare il problema sicurezza al “mezzo”. “La mia auto ha ottenuto 5 stelle Euro NCAP (il punteggio massimo ottenibile nei crash-test), dunque sono a posto così e non ho più nulla di cui preoccuparmi”. Follia. Il fattore umano rimane sempre il principale elemento di sicurezza. La mobilità somiglia al poker. Nessuno può mai essere assolutamente certo di avere in mano il “punto vincente”, vale a dire un veicolo che garantisce una sicurezza assoluta. Tale veicolo non esiste. Né esisterà mai. Nemmeno quando le nostre strade verranno invase dalle cosiddette auto a guida autonoma. Saremo sempre noi a fare la differenza. Nel bene e nel male.

(1 - continua) 

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