Ultimo aggiornamento  23 settembre 2019 07:14

Cafe racer, il secondo momento di gloria.

Roberto Sposini ·

Il caffè, quello con due “ff”, nero e bollente come piace a noi italiani qui non centra. Per capire da dove nasce il fenomeno “cafe”, con una sola “f” e senza accento sull’ultima “e” bisogna tornare nella Londra degli anni Sessanta. Perché è da lì, dal leggendario Ace Cafe, ancora oggi mecca di molti appassionati del genere “brillantina&giubbotto di pelle” che i Rockers hanno dato il via a quel filone motociclistico che oggi sta vivendo il suo secondo momento di gloria.

Allora c’erano le BSA, le Triumph e le mitiche Norton trasformate in ibridi affascinanti, dove telai, motori, serbatoio e semi-manubri si rimescolavano a colpi di nottate nei garage alla ricerca della performance stilosa, dell’unicità. Erano delle due ruote un po’ speciali, miscele fascinose profumate di olio&benzina, piene di acciacchi e difetti, ma bellissime. Una ventata “British” che ha finito per contagiare il mondo delle due ruote contemporaneo di passione “vintage”, alla ricerca  di un nuovo desiderio di muoversi, lento&stiloso.

Al cinema

Per capire di cosa parliamo, prima che nelle vetrine dei negozi di moto, prima che nei siti web di marchi che sempre più cercano ispirazioni dagli anni Cinquanta e Sessanta per i loro modelli, ci sono personaggi cinematografici (Marlon Brando ne “Il Selvaggio”) ed eventi che più di altri raccontano l’essenza dello stile cafe racer.  Wheels and Waves, nella splendida Biarritz, The Reunion all’Autodromo di Monza, il Glemseck 101, il Montlhery Cafe Racer Festival o il londinese The Bike Shed Event, l’evento dedicato alle moto fatte nel garage di casa da privati o da piccoli artigiani, da sempre la vera anima di questa tendenza.

La Honda Four

Andateci, fate un salto in uno di questi eventi.  E capirete come una moto giapponese arrugginita degli anni Settanta possa diventare un oggetto bello da togliere il fiato.  Magari proprio una Honda Four, perfetta base per stilose rielaborazioni in chiave cafe. O le Kawasaki 3 cilindri a miscela, le vecchie BMW col motore boxer o le Guzzi anni Settanta. Insomma, se riuscite ad immaginare una Ducati 749 spogliata di carene e rivestita di un semplice cupolino e poco altro. Se sfidare vento e pioggia vestiti solo di un giubbottino di pelle, jeans, caschetto aperto e occhialoni da aviatore non vi spaventa, vuol dire che il genere fa per voi.

L'alternativa

E se mettervi alla ricerca di un vecchio “cancello” da restaurare in garage e sporcarvi le mani montando e rimontando pezzi non fa per voi, fate un salto nel Motoquartiere milanese, da Deus Ex Machina, e magari troverete (pagandola cara) la cafe racer dei sogni già fatta. C’è un’altra alternativa: comprarsi una moto moderna ma vintage nelle linee, ispirate a modelli iconici del passato. L’ultima arrivata in questo filone è la BMW R nineT Scrambler: design minimalista, un sound intrigante e il classico motore boxer 1.200 cc; in pratica una R nine T (l’interpretazione più puramente cafe racer di BMW), ma con il manubrio più alto, la sella più comoda, i pneumatici tassellati e gli scarichi alti.

Sempre in tema vintage, potreste pensare a una Ducati Scrambler Sixty2, ispirata al modello originario degli anni Sessanta. Il motore è un bicilindrico di 399 cc con 41 cv, non molto a dire il vero, ma perfetti per chi vuole una moto fuori dal coro ma facile da usare e divertente. Da ragazzi impazzivate per la Guzzi 850 Le Mans? Oggi, ispirata al mitico Stornello del 1960, c’è la V7 II Stornello, una scrambler con le tabelle portanumero, i parafanghi in alluminio e lo scarico Arrow che regala un suono coinvolgente. Sempre Guzzi, sempre vintage, ma più vicina alle classiche cafe racer, la V7 II Racer ha tutto l’aspetto delle special fatte in garage, incluso il serbatoio opaco, i portanumero sui fianchi e il telaio rosso dal sapore racing.

Inglesi e giapponesi

Triumph, icona inglese ancora oggi festeggiatissima all’Ace Cafe di Londra,  ha da poco rielaborato la sua Thruxton: semimanubri solo un po’ più alti e comodi che in passato, un motore di 1.200 cc al posto del vecchio 865 raffreddato ad aria, serbatoio più stretto e sella monoposto; c’è anche la versione R con sospensioni regolabili, freni Brembo e scarichi a megafono.

Fra le giapponesi, mentre Honda con le concept Six50 e la CB4 (scrambler aggressiva la prima, cafe racer in chiave moderna la seconda) esplora il terreno delle vintage e - si dice - si prepara per la produzione in tempi brevi, la nuova XSR900 interpreta la gamma heritage di Yamaha; realizzata in collaborazione con il customizzatore californiano Roland Sands, ha un motore con 3 cilindri in linea di 847 cc e si ispira alla TZ750 utilizzata da Kenny Roberts negli anni Settanta.

Il mitico di Londra

C’è poi chi, il tema cafe racer, lo interpreta in chiave più estrema. Bimota, per esempio, che con la  sua Tesi 3D, miscela tecnologia da supersportiva con il look anni Sessanta.  Il risultato è abbastanza unico, con ampio ricorso a materiali compositi per il telaio, il motore della Ducati di 803 cc (lo stesso della Scrambler) e un prezzo non esattamente popolare (circa 32mila euro).

Insomma, forse oggi la pasta modellante ha preso il posto della brillantina e J-Ax & Fedez quello di Elvis. Persino il mitico Ace Cafe di Londra non è più quello di una volta. Eppure gli anni Sessanta sulle ruote delle cafe racer corrono ancora fortissimo, contagiando nuovi clienti e marchi insospettabili, tutti a caccia di quella miscela unica di eleganza, artigianalità e sportività “old britts”. 

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