Ultimo aggiornamento  04 aprile 2020 05:25

Le 50 candeline della McLaren.

Marco Perugini ·

A Montecarlo, nell'ultimo GP di Formula 1 disputato, ha vinto Hamilton ma la festa era per la McLaren, schierata sul tracciato del Principato di Monaco con 50 candeline sul cofano. E’ infatti passato mezzo secolo dal 1966, quando il pilota neozelandese Bruce McLaren portò proprio a Montecarlo la “sua” inedita M2B con un avveniristico telaio in mallite, lastre di alluminio incollate su pannelli di balsa. La leggerezza fu un punto di forza della vettura, non altrettanto si può dire del motore Ford derivato dalle corse americane che non rese al meglio e si ruppe al nono giro, lasciando la vittoria a Jackie Stewart con la BRM davanti alla Ferrari di Lorenzo Bandini.

182 vittorie e 20 titoli mondiali piloti e costruttori

Tante cose sono cambiate da allora, anche nell’auto: basti pensare che nel 1966, anno delle ultime esibizioni in pubblico di Beatles e The Doors, Fiat stipulò un contratto con il governo sovietico per la realizzazione di un’auto in Russia, dall’altra parte del mondo rispetto all'allora fulcro di Detroit. In 50 anni la McLaren ha collezionato in F1 182 vittorie (la prima nel 1968 in Belgio per mano del fondatore), 12 titoli piloti (il primo con Emerson Fittipaldi nel 1974), 8 mondiali costruttori, 485 podi e 155 pole position.

Uomini e imprese da leggenda

La storia di McLaren è fatta di uomini oltre che di numeri, perché al volante si sono seduti piloti divenuti leggenda come James Hunt, Niki Lauda, Alain Prost, Ayrton Senna e Mika Hakkinen. Anche alcuni dei protagonisti di oggi hanno corso e vinto con McLaren, tra cui Fernando Alonso, Luis Hamilton e Kimi Raikkonen. Sotto il segno di McLaren si sono consumati confronti epici come quello tra Hunt e Lauda (allora Ferrari) nel 1976; il “derby” del 1984 tra Lauda e Prost, vinto dall’austriaco con il titolo per mezzo punto di vantaggio (il margine più risicato nella F1), oltre a quello del 1989 tra Senna e Prost, trionfato dal francese dopo i contatti e le squalifiche di Suzuka; il trenino di Alonso e Hamilton con le auto accodate ai box durante le qualifiche del GP di Budapest nel 2007. Nel palmares non mancano le imprese, come quella nel 1983 di John Watson, vittorioso al traguardo dopo essere partito dalla 22sima posizione: nessuno è mai riuscito a fare meglio dalle retrovie.

Il "triplete" di spirito calcistico 

Nel corso della sua gloriosa storia, la scuderia inglese ha anche corso – dominandolo per 5 anni dal 1967 al 1972 - il campionato nordamericano Can-Am, aggiudicandosi tre volte la 500 Miglia di Indianapolis. La vittoria alla 24 Ore di Le Mans è arrivata invece nel 1995. Questi successi, unitamente ai titoli mondiali F1, fanno della McLaren l’unica scuderia al mondo - insieme alla Mercedes - ad aver trionfato nelle tre più autorevoli competizioni automobilistiche.

Non solo sport

McLaren nasce per correre ma tre elementi chiave della sua storia riescono a garantirgli un futuro a prescindere dai successi sportivi: l’estro del fondatore Bruce McLaren, le capacità manageriali di Teddy Mayer che ne raccolse lo scettro nel 1970 dopo la morte a Goodwood e l’approdo nella scuderia di Ron Dennis nel 1980, proveniente da un team di F2. E’ soprattutto Dennis l’artefice dell’attuale assetto della McLaren in una holding le cui attività spaziano dalla produzione di componenti elettroniche (la casa di Woking è fornitore nel mondiale rally WRC oltre che in F1) fino alla costruzioni di supercar in grado di competere anche su strada con Ferrari, Porsche e Lamborghini. Una divisione informatica sta addirittura sperimentando a Heathrow un software per ottimizzare il traffico aereo dello scalo londinese.

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