Ultimo aggiornamento  19 aprile 2019 23:15

Elon Musk questa volta mi ha convinto.

Flavio Pompetti ·

New York – Più che un resoconto commerciale sembrava una tavolata tra vecchi amici. Elon Musk ha usato l’assemblea azionaria della Tesla martedì sera per raccontare un dettagliato “Come Eravamo” dell’avventura che ha trasformato la sua società dall’enfant prodige dell’auto, all’azienda da 32 miliardi di dollari, terza casa americana per capitalizzazione.

Le sue due ore di discorso sono state un esercizio di umiltà: “Non avevamo la minima idea di come costruire un’auto, e avevamo appena il 10% di probabilità di successo”, condito comunque da un’enorme dose di orgoglio e di ambizione: “Siamo solo all’inizio, i nostri punti vendita presto offriranno tutta una serie di oggetti rivoluzionari che definiscono la mobilità secondo la concezione Tesla”.

Abbiamo avuto qualche conferma dal discorso di Musk: nel primo trimestre del 2019 la Tesla era sull’orlo della bancarotta, perdeva soldi ad ogni roadster venduta e stava prosciugando le riserve di cassa. Si è salvata sviluppando per la Daimler la versione elettrica della Smart, un progetto realizzato in appena tre mesi, dopo aver mandato un ingegnere in Messico con 20.000 dollari in tasca per comprarne una, visto che non erano disponibili negli Usa. La commessa ha portato liquidità preziosa, e la credibilità per il futuro lancio in borsa del titolo.

L’idea iniziale era di costruire un aereo elettrico, progetto mai tramontato e tuttora nel cassetto. Il roadster nacque quando la AC Propulsion, pioniere californiano della tecnologia dell’elettrico, rifiutò di costruirne una per Musk, e l’imprenditore in risposta si piccò di farsene una da solo. Pensava di adattare una Lotus Elise, invece scoprì che avrebbe dovuto ridisegnare la vettura quasi dal nulla. Musk ha ammesso che si sentiva talmente umiliato dall’enormità del compito che per anni l’ha coltivato in una tenda eretta in un angoletto della sede del progetto spaziale Space X, e ha investito quasi tutti i suoi capitali nell’idea, perché aveva paura di perdere quelli dei suoi amici e finanziatori.

Eppure sono stati proprio questi a permettergli di lanciare l’azienda. Sergey Brin e Larry Page di Google sono stati tra i primi a provare un prototipo traballante, eppure si sono convinti a divenire azionisti della società. Musk riconosce oggi l’enorme differenza che passa tra “mettere insieme con relativa facilità una sportiva stravagante” e produrre berline in larga scala.

Tutto lo sforzo attuale è infatti rivolto a “costruire la macchina che produrrà le macchine” nella forma delle 80.000 Model 3 promesse tra meno di due anni. Per la prima volta dall’inizio dell’avventura l’amministratore della casa è apparso non solo sobrio, ma genuinamente preoccupato dalla dimensione che la società dovrà raggiungere per arrivare a quel risultato.

A sentirlo parlare sembrava di avere davanti un giovane di gran talento e capacità, che per la prima volta è chiamato a dettagliare i piani per il futuro, una volta finiti gli studi che l’hanno visto eccellere con una mente brillante scatenata al galoppo. A vederlo sul podio della conferenza nello streaming del sito Tesla, ho pensato anch’io per la prima volta che questa azienda potrebbe davvero farcela a trasformarsi in un protagonista del mercato di massa dell’auto.

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