Ultimo aggiornamento  23 maggio 2019 23:04

500 Miglia: ci siamo, tutti in pista.

Paolo Borgognone ·

Ci siamo. L’attesa è finita. L’attività nei box è frenetica, tutto è pronto. L’adrenalina è al massimo e tutti aspettano solo il via. E’ il fine settimana della gara automobilistica più bella del mondo: la 500 miglia di Indianapolis giunge alla 100esima edizione. Ripercorriamone i momenti più importanti attraverso 20 date: una carrellata indietro nel tempo per scoprire cosa si nasconde dietro un nome mitico.

1911: 46 auto si presentano al via della prove per la prima 500 miglia di Indianapolis. 40 si qualificano per la gara. Gli 80.200 spettatori pagano 1 dollaro a testa per assistere. Tra i giudici presenti spicca il nome di Henry Ford.

1916: a causa della Prima Guerra Mondiale i piloti europei non prendono parte alla gara. Al via della gara sulla distanza ridotta di sole 300 miglia si presentano 23 automobili.

1920: la 500 Miglia adotta il sistema di qualificazione su quattro giri per la prima volta. All’albo d’oro dei vincitori quell’anno si iscrive un nome nuovo: quella di Gaston Chevrolet, alla guida di una Monroe-Frontenac costruita dal fratello Louis.

1924: A.W. Katey della rete radiofonica WGN di Chicago trasmette per la prima volta notizie sulla gara con report dal vivo dal circuito.

1934: la Indy impone un limite massimo di consumo, 45 galloni cioè poco più di 204 litri. Ridotto nei due anni successivi il limite sparisce nel 1937.

1936: Louis Miller vince la sua terza 500 Miglia e stabilisce la tradizione di bere del latte fresco subito dopo l’arrivo.

1946: Dopo il declino con la Seconda Guerra Mondiale la 500 Miglia riparte nel Memorial Day con 57 iscritti. La vittoria va George Robson.

1948: La 500 miglia ospita la sua unica sei ruote, di cui quattro motrici. La Kurtys Offy di Bill Devore si qualifica come ventesima e termina la gara al dodicesimo posto, a dieci giri dal vincitore.

1952: A Indianapolis sbarca il mito, anzi i miti. Alberto Ascari guida la Ferrari nella sua unica partecipazione alla 500 Miglia. Qualificatosi al diciannovesimo posto Ascari è costretto a ritirarsi al giro 41 per problemi al mozzo di una ruota.

1963: Un’altra leggenda a Indianapolis. Jimmy Clark giunge al secondo posto. L’anno dopo, scampato ad un incidente nei primi giri che coinvolge sette auto, viene costretto al ritiro dal un problema ad una sospensione.

1966: Un’auto sperimentale dotata di due motori Porsche, uno per ogni asse, fallisce la qualificazione per la gara.

1977: Janet Guthrie entra nella storia: è la prima donna a qualificarsi per la 500 miglia. Sarà costretta al ritiro dopo 27 giri.

1982: Kevin Cogan su Penske spinge troppo sull’acceleratore prima del via e, senza neanche superare la bandiera verde fa fuori tre auto tra cui quella di A.J. Foyt e quella di Mario Andretti. Irripetibile il commento di Foyt appena sceso dalla sua auto.

1984: Patrick Bédard si schianta con la sua March motorizzata Buick alla curva 4 del cinquantacinquesimo giro. Se la cava con la frattura della mascella, un trauma cranico e nessun ricordo dell’incidente, Bédard è l’unico giornalista ad essersi mai qualificato per la 500 miglia.

1988: La chiesa di Scientology pone il suo marchio sull’auto di Roberto Guerrero. E’ la prima volta che una fede religiosa sponsorizza un’auto.

1991: Ricky Mears conquista la sua sesta pole position, stabilendo un record. La prima l’ha ottenuta nel 1979.

1992: Al Unser Jr vince la gara superando Scott Goodyear di 0,043 secondi, la conclusione più al fotofinish della storia della 500 Miglia. Lo stesso anno A.J. Foyt, dopo 35 partecipazioni, saluta la gara.

2005: Danila Patrick è la prima donna a passare in testa alla gara. Alla fine si classificherà quarta ma ruberà la scena al vincitore Dan Wheldon anche per alcune foto in bikini

2009: Battendo Dan Wheldon di 1 secondo e 98 centesimi Helio Castroneves si aggiudica un montepremi di oltre 3 milioni di dollari, il più alto di sempre.

2015: La 99esima edizione della 500 Miglia di Indianapolis si disputa il 24 maggio e vede il secondo successo di Juan Pablo Montoya, davanti al compagno di squadra del Team Penske Will Power e a Charlie Kimball della Chip Ganassi Racing.

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