Ultimo aggiornamento  21 maggio 2019 04:28

Omicidio stradale in Comune.

Marina Fanara ·

In caso di omicidio stradale l’automobilista non è l’unico possibile imputato, ma anche una buca, o meglio, chi avrebbe dovuto provvedere a chiuderla, può diventare un potenziale "killer" stradale. Anzi, sarebbe il caso di dire un “serial killer”, considerando l’innumerevole quantità di "crateri" che costellano le strade delle nostre città. Un gravissimo degrado, causa o concausa di numerosi incidenti di cui ora, come chiarisce una circolare esplicativa del ministero dell’Interno, sono chiamati a rispondere anche gli enti locali e i gestori della strada responsabili della manutenzione e sicurezza delle infrastrutture viarie.

Omicidio Capitale

E’ successo a Roma: nel 2012 un anziano camminando lungo un marciapiede, non si accorge di un avvallamento sull’asfalto, inciampa e si ferisce mortalmente. Ora il giudice ha chiamato in causa i vertici della società incaricata da Palazzo Senatorio dei lavori per la manutenzione di quel tratto di strada con l’imputazione di omicidio stradale, oltre ad altri reati di corruzione di cui stanno parlando ampiamente le cronache, e che coinvolgono anche i funzionari del Dipartimento competente per le infrastrutture viarie.

Per ora però ci interessa sottolineare che il caso romano è il primo episodio di omicidio stradale che non coinvolge un conducente, ma un ente locale o un’azienda da questo incaricata, dando piena applicazione alla relativa legge e ai chiarimenti divulgati dal documento del ministero dell’Interno.

L'avvocato: "Restiamo coi piedi per terra"

A questo punto è possibile che l’episodio di Roma crei un precedente e inviti tutte le amministrazioni locali ad un maggior senso di responsabilità, per lo meno quelle finora meno attente alle strade. Ma Gianmarco Cesari, avvocato dell’Associazione familiari e vittime della strada (AIFVS) non è affatto ottimista. “Non gridiamo vittoria - sottolinea l’avvocato - E’ vero che per la prima volta un’istituzione locale è chiamata a rispondere di omicidio stradale, anziché di omicidio colposo. Ma rispetto al passato, cambia solo la durata della pena che da 1-5 anni passa a 2-7 anni di carcere”. Pena, ovviamente suscettibile di sconti non indifferenti in caso di patteggiamento o concorso di colpa.

Risorse necessarie

L’avvocato insiste: “Con l’omicidio stradale, il legislatore ha inteso richiamare a un maggior senso di responsabilità anche le amministrazioni pubbliche che hanno il dovere di salvaguardare la sicurezza sulle strade”. E, aggiunge: “Mi riferisco anche al governo centrale che deve concedere le giuste risorse agli enti locali e non risparmiare su questa voce di costo. Così come i Comuni non devono soprassedere su chi non esegue i lavori secondo le regole”. In sintesi conclude Cesari: "Non basta l’omicidio stradale per eliminare le buche e l’ente eventualmente colpevole, in caso di infortunio mortale o con feriti gravi, contrariamente al conducente, non rischia neppure la patente”.

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