Ultimo aggiornamento  25 maggio 2019 15:30

Indycar: nella casa delle corse.

Paolo Borgognone ·

Cominciamo a prendere nota dell’indirizzo: 16esima Strada Ovest, numero 4790, Speedway Indiana. Se non avete tempo e modo di attraversare l’atlantico e sbarcare all’International Airport di Indianapolis a qualche chilometro da qui, fatevi un giro sulle mappe di qualche motore di ricerca. Vi troverete proprio davanti al tempio della velocità mondiale, il primo circuito al mondo mai chiamato con questo nome, utilizzato senza quasi interruzioni - la guerra mondiale in qualche modo è arrivata anche nelle pianure dell’Indiana a sud del Lago Michigan - dal 1909. Benvenuti all’Indianapolis Motor Speedway

La nascita degli ovali

Come molte invenzioni americane, anche quella del circuito per testare le auto su strada e per correre competizioni di velocità, nacque…in Europa. Un gentleman locale, Carl Graham Fisher era in Francia quando vide con i suoi occhi una gara automobilistica, rendendosi subito conto di due cose: intanto la pericolosità dell’evento per partecipanti e spettatori e poi che il pubblico pagava per uno spettacolo deludente, potendo guardare le auto sfrecciare solo su un rettifilo. Da qui nacque l’idea dei circuiti ovali di cui Indianapolis è stato il precursore.

La prima gara

Il circuito venne aperto nel 1909 e curiosamente inaugurato con una sfida tra… palloni aerostatici a elio. La prima gara di auto si corse il 19 agosto del 1909, davanti a quasi ventimila spettatori. La gara venne funestata da incidenti a causa della scivolosità del fondo e in quell’occasione Fisher ebbe l’idea di pavimentare la pista con cemento e mattoni. stava nascendo la leggenda del “Brickyard”, il circuito più veloce del mondo. Oggi, in ricordo di quei tempi pionieristici, circa 3 piedi - poco meno di un metro - dell’originale pavimentazione viene conservata e funge da linea di partenza e di arrivo.

Tempio della velocità

Acquistato dall’ex pilota Edward Rickenbacker nel 1927 il circuito sopravvisse la Grande Depressione - l’epoca in cui si correvano gare dai premi bassissimi note negli States come “Junkyard Formula”, ovvero la Formula Sfasciacarrozze - per finire poi quasi dimenticato durante la Seconda Guerra Mondiale e essere recuperato a partire dal ’45 grazie all’intervento di un altro pilota, Wilbur Shaw. Questi riuscì ad evitare che venisse trasformato in una zona residenziale, facendolo acquistare ad un uomo d’affari della vicina Terre Haute, Tony Hulman. Utilizzato anche dalla F1 tra il 1950 e il 1960, ma ad esempio giudicato troppo pericoloso da Fangio che rifiutò di correre qui, la pista venne completamente riasfaltata nel 1961.

 Il meglio del meglio

I grandi nomi della velocità sono scesi su questa pista nei decenni successivi: le cronache parlano di personaggi che sono la storia del motorismo sportivo mondiale, Jack Brabham, Mario Andretti, Jim Clark, Graham Hill, per citare quelli che anche gli appassionati europei conoscono meglio. Fino ai contemporanei, guidati ovviamente dall’inarrivabile Michael Schumacher, che condivide anche il record di vittorie su questa pista con il campione NASCAR Jeff Gordon. Solo due piloti sono scesi in pista nelle tra grandi competizioni del tracciato di Indianapolis, la 500 Miglia, la F1 e la Brickyard 400, corsa del Campionato Nascar disputata per la prima volta nel 1994 e sono Jacques Villeneuve e Juan Pablo Montoya.

Un Museo della velocità

Il 7 aprile del 1956 nella parte sud occidentale dell’area dell’ndianapolis Motor Speedway venne aperto il primo museo dedicato al circuito con in esposizione in tutto 7 auto tra cui la Marmon vincitrice della prima edizione del 1911, guidata da Ray Harroun. Nel 1976, nell’ambito delle celebrazioni del bicentenario della Dichiarazione di Indipendenza, venne inaugurato il nuovo polo museale di Indianapolis che espone oltre 30 auto vincitrici della 500 miglia oltre a parecchie decine di bolidi di diverse epoche. A partire dal 1952, infine, indianapolis è sede anche della Hall of Fame dell’automobilismo che ospita oltre 150 grandi piloti. Ricordiamo qualche nome fra i tanti: Mario e Michael Andretti, Emerson Fittipaldi, Chip Ganassi, Bobby Rahal, Jackie Stewart. 

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