Ultimo aggiornamento  19 luglio 2019 14:40

Flaminia, storie di vite a metà.

Marina Fanara ·

C’è la storia di Carmen, vittima del sabato sera e della sua sfrenata voglia di vita, ci sono Alessandra e Paolo, giovane coppia (con figlio) sballata di alcol ed eroina, c’è il professore di liceo ancora scapolo in cerca di emozioni per emanciparsi da una madre oppressiva. E poi Anna che finalmente aspetta un bambino, Miguel il ballerino di tango deluso da un amore contrastato per un uomo sposato, i fidanzatini Ratz e Martina che in sella allo scooter corrono verso un mare di sogni... travolti da un Tir.

Queste e tante altre le storie che Veruska Menna, attrice, insegnante di dizione e scrittrice, ha raccolto in “Flaminia” edito da Rapsodia. Storie, età, esistenze diverse quanto legate dallo stesso nastro d’asfalto, la Via Flaminia, appunto, dove per colpa di un banale incidente si perdono o peggio, "finiscono di essere”.

Maledetti incidenti

Di queste vite interrotte, più per fatali imprudenze che per colpa del destino, resta solo un nome su una lapide, una croce, un altarino, un mazzo di fiori appassito dai gas dei motori che scorrono su una delle consolari più trafficate della Capitale. L’autrice ha cercato di immaginare chi c’era dietro queste testimonianze postume, qual era il cammino che ha lasciato precocemente a metà.

“Non si tratta di una macabra celebrazione alla morte – spiega Veruska Menna - ma prendendo spunto da queste croci silenziose ho tentato far parlare di nuovo queste esistenze finite prima del tempo, per riflettere sul valore della vita. Sono sicura che ognuna di queste persone dalla vita cancellata in un attimo, se potessero, ora direbbero a gran voce: non siate frenetici al volante, vale la pena rallentare, vale la pena non bere prima di guidare, vale la pena aspettare e non fare un sorpasso azzardato, vale la pena mettere il casco. Perché la prudenza vale la vita”.

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Incidenti  · Sicurezza  · 

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