Ultimo aggiornamento  22 ottobre 2019 15:30

Volvo 240, sicurezza al cubo.

Roberto Sposini ·

In pochi lo sanno. E, a guardarla, in ancora meno lo immaginano. Eppure, lei, la svedesona da famiglia nata nel 1974, 30 anni fa mieteva anche successi sportivi. Correva l’anno 1985, il terreno di gara era quello del Campionato Europeo Turismo e lei era una 240 Turbo. A guardarla oggi vien da chiedersi come ha fatto, eppure, in quegli anni la berlinona svedese dominava nelle gare in Australia, Finlandia, Germania, Portogallo, Nuova Zelanda e Svezia e col suo 4 cilindri turbo dava del filo da torcere a Bmw e Jaguar con motori plurifrazionati.

Le eredi

Oggi, la storia si ripete, di nuovo in duplice copia: l’erede naturale della 240 sarebbe la Volvo S60 su strada e la versione Polestar TC1 in pista. Fascino dimezzato la prima, con un promettente 4 cilindri da 400 cv sotto il cofano la seconda,  impegnata nella stagione 2016 del WTCC. Ma volete mettere?

Vada come vada, questa berlina a trazione posteriore dalle forme cubiche e dall’aspetto rassicurante, fece stragi di famiglie “frikkettone”, conquistate dallo stile fuori dal coro e dalla sicurezza, quarant’anni fa senza avversarie. Apparsa per la prima volta nel 1972, al Salone dell’auto di Ginevra, nel suo nome “in codice” c’era scritto il suo destino: Vesc, Volvo experimental safety car. Già, perché fu proprio la sicurezza, ben più dello stile e delle prestazioni, a fare della Volvo Serie 200 una delle auto più dotate in tema di sicurezza “passiva”, a partire da quei paraurti che sembravano resistere a impatti estremi.

La versione station wagon

Certo, la berlina convinceva. Ma fu la versione station wagon 245 (il 5 stava per le 5 porte) ad inaugurare un vero filone, quello delle famigliari, come si chiamavano ancora da noi, perfette per famiglie numerose e con l’immancabile labrador nel bagagliaio. Ancora oggi c’è gente letteralmente innamorata della “Volvona” più iconica della storia. Se ne trovano numerose in vendita, specie sui siti tedeschi, specie station wagon, tutte con centinaia di migliaia di chilometri sulle spalle. Ma chi la conosce sa che i chilometri non sono un grosso problema.

Un salto nel passato

Negli anni 90 sotto il cofano c’era un onesto 2 litri a benzina che, con 109 cv a stento si portava a spasso l’imponente mole. Da guidare oggi è un salto nel passato: assetto morbidissimo, specie se le sospensioni sono a fine vita (e spesso è così), prestazioni fuori dal tempo (i 170 orari sono un miraggio e al semaforo meglio prendersi del tempo). In compenso i consumi sono sempre stati un punto debole, tanto che le trasformazioni bi-fuel erano all’ordine del giorno.

Rossa, station wagon, magari una delle ultime Polar del ’93: ecco, questo sì sarebbe un bell’acquisto. Il fascino regge ancora oggi, il budget sta sotto i 5mila euro e, trasformata con un impianto a Gpl entra anche nelle aree a traffico limitato. What else? direbbe George. 

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