Ultimo aggiornamento  15 novembre 2019 11:42

Renault Dauphine, anticonformista di Flins.

Francesco Paternò ·

La Renault Dauphine ha appena compiuto 60 anni. Con una linea tondeggiante e anticonformista, la Dauphine è stata prodotta in oltre due milioni di esemplari fino al 1967. Un'auto molto francese che si può considerare anche un po’ italiana e perfino un po’ americana, quasi un prodotto di una globalizzazione ante litteram. 

La Dauphine nasce a casa Renault con l’obiettivo di riempire un buco fra la 4CV e la Frégate. Quattro porte, meno di quattro metri di lunghezza, avrà un lungo parto, perché Pierre Lefacheux, il nuovo capo dell’azienda francese appena nazionalizzata nel dopoguerra, comincia a chiedere nell’estate del 1951 ai suoi collaboratori un’auto che risponda ai requisiti della futura Dauphine. Il manager vuole che sia più spaziosa per persone e bagagli e più confortevole di una 4CV, pur condividendo il più possibile meccanica e componenti perché i soldi sono quelli che sono.

Il suo nome è delfina, cioè l'erede 

Il suo nome significa delfina, cioè erede. La storia sostiene che sia venuto in mente a tal Marcel Wiriath che, nel corso di una cena di lavoro sul progetto, abbia detto: “Se la 4CV è la regina, la nuova auto non può che essere Dauphine!”. In fabbrica gli ingegneri la chiamano in codice Progetto 109. Dei prototipi percorrono un milione di chilometri già nel 1955, ma la Dauphine non è ancora pronta: il destino vuole che Lefachaux muoia in un incidente d’auto nel 1954. Il successore Pierre Dreyfus però ci crede e decide di portare avanti il programma. Che va avanti tra non pochi problemi di affidabilità, come i collaudatori segnalano nelle dure prove condotte nell’Africa orientale francese, oltre che per le strade d’Europa.

Nel dicembre del 1955, dalla fabbrica di Flins escono le prime 150 Dauphine, destinate alla presentazione e al lancio commerciale programmati per marzo al Palais de Chaillot di Parigi, due giorni prima dell’apertura del Salone dell’auto di Ginevra. E così è: la Dauphine, l’erede della 4CV, piace a critica e pubblico con la sua linea moderna e i suoi quattro colori, fra cui il noto “blu Dauphine”.

La vettura della Renault è un successo. Sull’onda delle buone vendite sul vecchio continente e anche della pressione dal governo che punta all’export dei prodotti made in France, Dreyfus tenta la carta americana. La Dauphine viene imbarcata sulle navi con destinazione Stati Uniti, dove l’auto viene bene accolta, dal prezzo accessibile e compatta come la Volkswagen Maggiolino di cui diventa temibile concorrente superandola nelle vendite nel settembre del 1959. Ma la sua reputazione si appanna per problemi di affidabilità e i clienti americani non perdonano: nel 1961 l’avventura oltreoceano dell’erede finisce malamente.

La mano di Ghia

Alla progettazione della Dauphine aveva partecipato all’inizio Ghia, uno dei grandi carrozzieri piemontesi. Nell’ottobre del 1958, Dreyfus firma un accordo con Alfa Romeo – che farà irritare non poco i concorrenti di Fiat – per costruire su licenza l’auto in Italia. La Dauphine Alfa Romeo piacerà agli italiani (in cambio, le Alfa sono vendute in Francia anche dalla rete Renault), costruita da noi fra il 1961 e il 1964. Altri siti produttivi della macchina francese sono in Gran Bretagna, in Irlanda, in Sudafrica. 

Fra le curiosità della storia di Dauphine, è da ricordare la visita della Regina Elisabetta d’Inghilterra alla fabbrica di Flins. Dove riceve in regalo dalla Renault una Dauphine. È un’auto di colore blu chiaro, ma la Regina non può accettarla per motivi di protocollo, essendo vincolata a salire a bordo soltanto di auto prodotte da mani inglesi in terra inglese. I dirigenti Renault faranno smontare la Dauphine della regina per farla rimontare nella loro fabbrica inglese di Acton. E finalmente poter consegnare l’erede al parco auto di Sua Maestà.

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