Ultimo aggiornamento  24 aprile 2019 17:57

La magnifica dozzina della Giulia.

Alessandro Marchetti Tricamo ·

Tutto nasce il 29 aprile del 2013. A Modena dodici persone entrano in gran segreto nella sede di Maserati Corse e prendono possesso dell’aula convegni. O almeno così doveva essere una volta, perché all’interno la “magnifica dozzina” trova solo ragni, polvere e poco altro. Il gruppo ha una missione: sviluppare la nuova Alfa Romeo Giulia, l’auto che per FCA rappresenta l’occasione del rilancio dello storico marchio.

I due ex Ferrari

A capo della squadra c’è Philippe Krief, responsabile della piattaforma, accanto ha Gianluca Pivetti a cui toccherà il compito di realizzare i motori a benzina. Non deve essere stato facile, per i due arrivati dallo splendore rarefatto degli uffici Ferrari di Maranello, trovarsi nella nuova dimensione.

Le scrivanie usate

Le scrivanie all’interno sono rigorosamente usate, recuperate da chissà dove. Nessuna sala riunione: “Quattro pneumatici a terra con sopra un piano di legno dove scrivere i primi appunti”, racconta Krief. Il confronto è necessario, perché quell’auto nasce da un foglio bianco e qualche input del “Dottore”, Sergio Marchionne numero uno di FCA che “una volta al mese passerà a controllare il lavoro del team”. In poco tempo quel foglio si riempie di 144 caratteristiche sulle quali la Giulia dovrà essere superiore alle concorrenti.

Un Quadrifoglio da 510 cavalli contro le rivali

E Pivetti si mette in testa una missione non facile: “La Giulia Quadrifoglio a Balocco dovrà superare tutte le rivali in velocità e tempi di giro”. E’ per questo che il motore 2.9 V6 biturbo a benzina passa nel corso dei mesi dai 460 cavalli iniziali ai 510, costringendo il collega Krief a un duro lavoro sulla riduzione dei pesi per non compromettere il risultato in termini di consumi ed emissioni. Alla fine è proprio questo continuo confronto il punto di forza del progetto: “Per la prima volta chi si occupa di sviluppo veicolo e di motori lavorano insieme nello stesso spazio, contribuendo a far crescere più velocemente la nostra Giulia”, spiegano in coro Krief e Pivetti. Il tutto rimanendo rigorosamente nascosti.

Email nella "bolla"

Nessuna forma di comunicazione con l’esterno: sul citofono non c’è scritto nulla. Le stesse mail del team vengono condivise in “una bolla” (così la definisce Pivetti), accessibile solo ai tecnici impegnati allo sviluppo di Giulia. Nessun biglietto da visita (“ci manca ancora quello con il logo Alfa”). Chi è dentro è dentro, tutti gli altri - di qualsiasi ordine e grado - sono fuori.

Tutti in via Cavazza

Nel frattempo il gruppo inizia ad allargarsi ed è necessario lo spostamento in un secondo capannone in via Cavazza, un ex deposito di materiali metallici dove i motoristi prendono posto nei vecchi spogliatoi degli operai mentre Krief e i suoi vanno negli uffici del piano sovrastante. I traslochi però non finiscono: a settembre 2014 il team di Krief si sposta ancora in un nuovo capannone, anche perché alla fine la formazione completa conterà oltre 600 persone, oltre il 60% nuovo assunto, con o senza esperienza. Creando non pochi problemi ai vicini: "I parcheggi sono insufficienti per tutti e i vigili sono costretti a intervenire spesso", raccontano ancora i due.

Milioni di codici e chilometri

Il primo prototipo esce da via Cavazza nel luglio del 2014. Pianale, motore e sterzo sono quelli della Giulia, il vestito è quello della Maserati Ghibli, tagliato in mezzo e dietro, per renderlo più stretto e corto. Dimensioni a parte, la grande sfida si chiama però elettronica: “Con 39 nuove centraline sono state scritte circa 40 milioni di righe di codice, numeri che la dicono lunga sulla difficoltà di verificare la compatibilità dell’intero sistema”, racconta Krief. Vinta quella, la strada verso il mercato diventa in discesa. Qualche preoccupazione per le conseguenze del dieselgate (“ma noi siamo stati sempre tranquilli”), oltre 10 milioni di chilometri percorsi dai vari prototipi e via verso le prime Giulia di serie uscite dallo stabilimento di Cassino: rossa per Krief, bianca per Pivetti, nera per Harald Wester (capo di Maserati e Alfa) e Sergio Marchionne, numero uno di FCA.

In attesa di conoscere la risposta del mercato, il gruppo ha abbandonato i capannoni segreti ed è uscito alla luce del sole, occupando l'ex sede di Irisbus a Modena. Inutile cercare indicazioni sul citofono, quel nome ancora non c’è

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