Ultimo aggiornamento  25 agosto 2019 13:01

Takata, il crollo dell'impero degli airbag.

Flavio Pompetti ·

NEW YORK - Il peso dello scandalo per gli airbag esplosivi sta sgonfiando la Takata e rischia di affossarla con il fallimento. L’agenzia per la sicurezza stradale americana sta per ampliare la portata del richiamo che lo scorso anno era stato fissato in 28,8 milioni di palloncini installati in 24 milioni di vetture.

Quasi 70 milioni di airbag coinvolti

Il nuovo provvedimento della NHTSA potrebbe aggiungere altri 35 milioni di airbag alla lista, con un numero di auto imprecisato, e con un ampliamento della lista delle case coinvolte finora nella campagna: da 14 a 24. Sarà difficile per la casa giapponese sopravvivere finanziariamente a questo scandalo. L’anno scorso ha dovuto iscrivere a bilancio una perdita di 186 milioni di dollari legata al richiamo, mentre il titolo in borsa scendeva dell’80%. Le anticipazioni sul nuovo verdetto dell’agenzia federale americana questa settimana hanno spinto ancora più in basso la quotazione azionaria, e l’azienda aspetta ancora di conoscere l’entità finale della multa (finora a 70 milioni di dollari) che le verrà chiesta a titolo di risarcimento dal governo USA.

La reticenza di giapponesi

Le autorità statunitensi stanno mostrando un particolare accanimento contro la Takata, per via delle resistenze che ha posto per anni all’accettazione della colpa, e per la scarsa collaborazione che ha offerto nell’indagare la matrice del problema, almeno fino alla scorsa estate quando i suoi manager si sono inchinati platealmente e hanno chiesto scusa ai consumatori.

La causa? Pochi cent risparmiati

La migliore spiegazione finora disponibile del difetto è stata offerta da un panel di specialisti di alcune delle case che hanno installato gli airbag sulle proprie vetture. Alla radice ci sarebbe la decisione da parte del fornitore giapponese di non aggiungere la spesa dell’essiccante al nitrato di carbonio usato dai propulsori che forzano aria compressa nel palloncino. L’accumulo dell’umidità deteriora il gas al punto di renderlo esplosivo; alcune saldature difettose delle componenti e persino l’immissione di materiali estranei provocano poi la lacerazione del tessuto, e i danni al volto e al collo di chi siede nelle loro vicinanze. Per anni l’azienda si è difesa dicendo che il difetto non aveva causato nessun incidente alle persone, ma una indagine del New York Times ha trovato 139 vittime di ferite ed escoriazioni e almeno due morti.

La Honda che è la maggiore delle aziende fornite, aveva individuato il problema insieme alla Takata dal 2004 ma erano riuscite a tenerlo nascosto. Nell’ultimo anno il sodalizio tra le due si è rotto, e nessuno dei modelli offerti oggi dalla casa incorpora gli airbag Takata.

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