Ultimo aggiornamento  20 luglio 2019 07:58

Un secolo di Lamborghini: storia di una leggenda.

Paolo Borgognone ·

La Bassa Emiliana, terra di lavoro, di “nebbia che strozza la gola alle rane”, come canta Francesco Guccini, di passione per il cibo, la musica e i motori.

Da Sant’Agata Bolognese, uno dei paesi di questo territorio alle porte del capoluogo emiliano, arriva la storia di un marchio che nel mondo significa stile italiano, classe, glamour e lusso: la Lamborghini. Il 28 aprile di 100 anni fa, a Renazzo, in provincia di Ferrara nasceva Ferruccio Lamborghini, fondatore e anima della ditta, rivale del modenese Enzo Ferrari e icona dell’imprenditorialità e della determinazione della gente di queste terre.

Nell’immediato dopo guerra, quando le strade d’Italia era disseminate di rottami, Lamborghini ebbe l’idea di trasformare i veicoli militari in trattori, per dare una nuova spinta all’agricoltura e aiutare la rinascita del Paese. L’impresa ebbe un grande successo e all’inizio degli anni ’60 Ferruccio era un imprenditore affermato e ricco.

Colpa di una frizione

Fin da giovane Lamborghini si era appassionato alle corse. Nel ’48, dopo aver modificato una Topolino nel garage della sua azienda, partecipò alla Mille Miglia ma un incidente lo convinse a desistere dalle corse. Rimase in lui la passione per la belle auto e presto Ferruccio divenne un affezionato cliente Ferrari. Ma, pur ammirando stile e prestazioni delle auto di Maranello, Lamborghini non apprezzava certi particolari. Lamentandosi per una frizione “scivolosa” cercò un confronto col Drake che però lo snobbò parlando, dicono le cronache, di “uno che sa guidare solo trattori”.

Un'auto nata in 120 giorni

Dall’incomprensione tra i due grandi industriali emiliani nacque un mito. Grazie ad un conveniente accordo con lo Stato che, in cambio della creazione di nuovi posti di lavoro nella regione lo esentò dalle tasse per dieci anni, Lamborghini costruì nel 1962 la sua fabbrica a Sant’Agata Bolognese. E per sfidare il cavallino rampante scelse come simbolo della neonata Lamborghini, un toro.  

Il 1963 fu l’anno dell’esordio. Al Salone dell’Auto di Torino venne presentata la 350 GTV, costruita di fatto in soli 120 giorni con l’aiuto dell’ex ingegnere Ferrari Giotto Bizzarrini. Pur venendo accolta con favore dalla critica la 350 GTV non soddisfaceva Lamborghini che passò subito al progetto successivo, la 350 GT, la prima auto a lasciare l’impianto di Sant’Agata.

Miura, la leggenda a quattro ruote

La svolta è del 1965. Un affermato designer nato a Varano de Melegari a pochi chilometri da Parma, Gian Paolo Dallara, anche lui ex Ferrari, disegna l’auto che simboleggerà la Lamborghini da allora in poi, la Miura. Col suo V12 trasversale e il design rivoluzionario, la Miura rimane una delle più importanti auto mai disegnate. Oggi il prezzo di uno degli esemplari ancora in circolazione, dopo che la produzione venne fermata nel 1973, arriva a sfiorare il milione di dollari.

Dalle auto al vino

Soddisfatto di aver dimostrato di non essere solo un “guidatore di trattori”, Lamborghini decise, agli inizi degli anni ’70 di vendere il marchio e ritirarsi a vita privata, rifiutando le offerte per tornare ad occuparsi in prima persona della sua creazione, come quella dell'allora Presidente Chrysler Lee Iacocca. Nella sua tenuta di 740 acri in Umbria, preferì specializzarsi nella produzione di vini pregiati. Qui si spense il 20 febbraio del 1993. Il suo corpo, trasportato a Renazzo, venne accompagnato al cimitero su uno dei trattori che aveva costruito alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Oggi a Lamborghini è dedicato un Museo a Funo di Argelato.

Oggi la Lamborghini, passata al gruppo Audi e guidata come Presidente e amministratore delegato da Stefano Domenicali fattura oltre 629 milioni di euro e ha più di mille dipendenti. 

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