Ultimo aggiornamento  15 novembre 2019 10:54

Sono vivo. Ho allacciato le cinture.

Marina Fanara ·

Non allacciare le cinture è una scelta da incoscienti. O una pericolosissima dimenticanza. Lo dimostra l’ennesimo incidente delle scorse ore: la vittima non era allacciata e durante l’impatto è balzata fuori dall’abitacolo. Forse, se avesse usato i sistemi di ritenuta, si sarebbe potuta salvare. Questo triste episodio è ancora una volta un’occasione per ribadire che i dispositivi di sicurezza vanno usati sempre, nei posti davanti e in quelli dietro, per tragitti lunghi e anche per fare pochi metri.

È una norma di buonsenso, dettata da un sano istinto di sopravvivenza oltre che da un obbligo di legge fin dal 1988 (art. 172 del Codice della strada, chi non lo rispetta rischia una multa da 80 a 323 euro e 5 punti in meno sulla patente). Sono passati quasi trent'anni e in tutto questo tempo gli italiani ormai dovrebbero averlo imparato a memoria. Invece, anche stavolta, il condizionale è d’obbligo.

Prepotenza o incoscienza?

Lo dice l’esperienza sul campo: ci vorrebbe un pallottoliere, per tenere il conto dei tanti automobilisti che di allacciare le cinture non ne vogliono proprio sapere. Conducenti ma anche passeggeri, soprattutto quelli nei sedili posteriori. Molti dei quali non sanno, o fanno finta di non sapere, che i sistemi di ritenuta sono obbligatori anche per loro. I numeri confermano questa triste, e incivile, realtà.

Iniziamo dai controlli mirati al mancato uso delle cinture (nell’ambito delle cosiddette operazioni ad alto impatto) effettuati dalla Polizia stradale: nel 2015, su 115.040 veicoli fermati, le infrazioni accertate sono state in tutto 35.562. E di queste ben 12.765 hanno riguardato i sistemi di ritenuta. Il che si traduce in oltre un terzo delle violazioni. Niente male, considerando che l’obbligo esiste da ben 28 anni.

I dati della Polizia trovano conferma in un recente sondaggio della  Fondazione per la sicurezza stradale dell’ANIA (l'associazione delle compagnie di assicurazione): il 20% degli intervistati (uno su 5) ammette di non allacciare le cinture, soprattutto nei brevi percorsi e in città (perché considerate a torto superflue). Il dato sale al 50% tra i passeggeri dei sedili posteriori con picchi del 60% nella Capitale.

Morale della favola: per i nostri connazionali i sistemi di ritenuta non sono un fondamentale dispositivo per la sicurezza propria e altrui. Ma solo un obbligo fastidioso. E, infatti, il 28% di loro confessa di affrettarsi ad allacciare la cintura se scorge un poliziotto o per evitare l’insopportabile  bip-bip sonoro che scatta nelle auto di più recente generazione. Un quadro davvero desolante. 

Per i francesi siamo tra i peggiori

È altrettanto sconfortante il confronto con i partner europei: scivoliamo in fondo alla lista anche sull’uso sistematico di questi  dispositivi. È quanto emerge da un’indagine, su dati IPSOS, della Fondazione Vinci Autoroutes francese sul comportamento degli automobilisti di 12 paesi europei. Risultato: noi siamo tra le nazioni più “smemorate” alla voce cinture. In particolare, il 35% degli italiani dimentica di allacciarle. Il che ci piazza nella parte bassa della classifica, terz’ultimi dopo i greci (52%) e gli slovacchi (37%). I più virtuosi? Inglesi e francesi, a pari merito, tra loro le dimentica solo l’8%.

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