Ultimo aggiornamento  26 giugno 2019 22:20

Alibaba e l'impero senza confini di Jack Ma.

Francesco Paternò ·

In Italia è Internet Day. E Italia chiama Cina non per telefono ma proprio sul web, se è vero che Jack Ma, il più ricco imprenditore d’Asia, starebbe pensando di comprare il Milan dopo aver sviluppato un impero sull’e-commerce, investendo molti soldi nell’ultimo anno sull’editoria e soprattutto sull’automobile. L’operazione Milan - tra rumors e smentite - sarebbe comunque in linea con le recenti direttive governative perché la Cina diventi in qualche modo una potenza mondiale anche nel calcio.

Per 33,2 miliardi di dollari

Jack Ma, cinese, 52 anni, una storia all’americana da self made man venuto dal nulla, ha messo le mani sul business delle quattro ruote dall’alto di una ricchezza personale valutata in 33,2 miliardi di dollari nel 2015 dal Bloomberg Bilionaires Index, cifra che lo pone al 16esimo posto dei più ricchi a livello globale.

Nell’aprile dell’anno scorso, dalla sua creatura Alibaba è nata Alibaba Automotive. A seguire un accordo con marchi britannici come Mini (in mano a Bmw) e Jaguar Land Rover (in mano a Tata) per studiare e migliorare l’esperienza di acquisto on line dei suoi clienti. L’obiettivo iniziale della nuova società era di integrare su una piattaforma unica i vari business dell’auto, dalla vendita al finanziamento, dall’usato al marketing all’uso dei big data. Affari in corso, per i quali c’è anche la versione italiana del sito, che nell’Internet Day non guasta ricordare.

Ai marchi inglesi (e non solo), Jack Ma ha dedicato Tmall, ex Taobao, sito di e-commerce in lingua cinese diventato – grazie agli accordi con Bmw-Mini – il principale canale di vendita on line di Mini in Cina. Alibaba Automotive ha messo in piedi collaborazioni con 50 case automobilistiche e 10.000 concessionari in Cina, arrivando tramite Tmall a 60 milioni di utenti.

La sua "Internet Car"

Il prossimo agosto, Alibaba dovrebbe presentare il prototipo della sua prima “Internet car”, costruita in collaborazione con Saic, gigante cinese (pubblico) dell’auto, con cui ha stretto un accordo da 160 milioni di dollari. Dovrebbe essere un suv, per il quale è stato siglata una ulteriore intesa con Meizu, colosso cinese tlc, che al suv ha fornito il suo sistema operativo – lo Yun OS (accordo da 590 milioni di dollari) - per rendere il veicolo sempre connesso.  

Ma chi è Jack Ma? “Il business non è il suo primo amore”, sostiene Orville Schell, decano della scuola di giornalismo di Berkeley in California e molto vicino all’imprenditore cinese. Il quale, a dispetto del suo amico americano, nel settembre del 2014 ha portato Alibaba in borsa a Wall Street stracciando tutti i precedenti record di collocazione per una Ipo da 25 miliardi di dollari. Per un valore, in quel momento, di 249 miliardi. Più di Amazon ed eBay insieme.

Le parole di Schell appaiono improbabili, come è a metà strada fra realtà e leggenda tutta la storia di Jack Ma, Ma Yun in cinese, nato nel 1964 a Hangzhou nel sud est del paese, e oggi considerato uno Steve Jobs locale. Del boss di Apple, il Mister Internet della Cina ha preso alcune movenze (comuni ai boss della Silicon Valley) di presentarsi come un manager illuminato cui stanno a cuore le sorti del mondo, innanzitutto l'ambiente e la filantropia. Al punto da lasciare a 48 anni la poltrona di amministratore delegato per dedicare più tempo alla cura dei disastri provocati dall'impetuoso sviluppo cinese.  

Alibaba non nasce in un garage come tramanda la migliore tradizione delle start-up americane, ma in un normale appartamento. È il 1999, epoca in cui l'e-commerce tra aziende quasi non esiste. Prima ancora, il nulla di Jack Ma è la vita in una famiglia di artisti del “ping tan”, una tradizionale tecnica musicale per tramandare storie. A scuola, il giovane Ma Yun non eccelle in matematica ed è invece appassionato di lingua inglese.

Un insegnante di inglese

Appena può, il ragazzo corre all'Hangzhou Hotel per incontrare turisti stranieri, offrirsi come guida e migliorare la conoscenza della lingua. Nel 1988 diventa insegnante di inglese all'università locale, nel 1994 mette piede per la prima volta negli Stati Uniti dove si avvicina al mondo di Internet. Tornato a casa, lavora per il ministero del commercio estero e qui un giorno gli viene chiesto di accompagnare alla Grande Muraglia un importante ospite americano: si chiama Jerry Yang, è il co-fondatore di Yahoo.

Poco dopo fonda Alibaba (insieme a 17 amici, farà sapere più tardi) e lancia messaggi di sfida all'Internet degli americani (“se facciamo una buona squadra e sappiamo cosa vogliamo, uno di noi può sconfiggere dieci di loro”). Nel 2003 passa dalla teoria alla pratica creando con i primi profitti Taobao per sfidare eBay. Solo quattro anni ed eBay in Cina ha meno dell'8 per cento del mercato (lascerà da lì a poco), Taobao l'84 per cento. È del 2005 l'accordo con l'antico ospite americano diventato nel frattempo suo amico e sodale, Jerry Yang, che per un miliardo di dollari porta Yahoo ad acquistare una quota del 40 per cento di Alibaba e Jack Ma a gestire Yahoo China. 

Nelle sue società non c’è traccia di partecipazioni statali, a Wall Street Alibaba è piaciuta anche per questo. Con il governo di Pechino è sicuramente in buone relazioni: in tempi duri ovunque per la privacy, una volta ha accettato di dare informazioni alle autorità sulla mail private di Yahoo China, facendo finire in prigione – ha scritto il Financial Times - almeno un paio di giornalisti e sostenitori dei diritti civili cinesi. Jack Ma sostiene di non avere a che fare con il potere politico e ama raccontarla così: Alibaba è “innamorata del governo ma non l'ha mai sposato”. Come calciare la palla in tribuna. 

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