Ultimo aggiornamento  18 ottobre 2019 21:55

Nürburgring, quando l'inferno ti fa sentire in paradiso.

Michela Cerruti ·

Circondato dalle tedesche foreste dell’Eiffel, il Nürburgring è caratterizzato da uno dei peggiori climi che si possano trovare su un circuito. Sarebbe facile dire che piove sempre, o che fa sempre caldo, oppure che ci si congela tutto l’anno.

E invece no. Il Nürburgring è la classica località per la quale, se si consultano 10 differenti siti internet di previsioni meteorologiche, sfido chiunque a trovarne almeno due che dicano la stessa cosa. In genere c’è uno spiraglio di sole, nascosto da una nuvoletta, da cui viene giù qualche goccia, generalmente insieme ad un fulmine, accostato ad un segnale di pericolo che avverte di una possibile calamità naturale.

Ho passato in quel posto un anno della mia vita, 12 gare di cui una 24 ore, e vi posso assicurare che non è di certo colpa di meteorologi indecisi.

25 km di pura follia

Non appena si lascia il circuito su cui normalmente corre la Formula Uno e si entra nell'incredibile mondo del Nordschleife, immediatamente si ha la sensazione di essere stati teletrasportati in un altro posto. I cordoli si alzano e diventano intoccabili, la strada si stringe e spuntano gli alberi, l’erba e il guardrail, l’asfalto cambia colore di continuo e con lui anche il livello di aderenza. Inizia una vera e propria avventura, fatta di cambi di pendenza, di salti e avvallamenti.

La prima grande sfida è Flugplatz, storico salto da affrontare a circa 230 km/h, e poi giù e su di nuovo verso Schwedencreuz a 270 km/h, saltino e curva a sinistra in pieno. Il respiro si blocca, lo stomaco si stringe, per non dire altro. Dopo essere scesi giù in pieno attraverso Fuchsrohre, il ritmo si spezza grazie a Kallenhard, stretta curva a destra da 125 km/h circa, che ci porta verso la parte più lenta e più bassa del circuito, che si conclude presto con la famosa curva Lauda da quinta piena.

Ed ecco il cartello che segnala il km 11 (- sono più o meno a metà - pensi, in preda al batticuore), da cui parte una sezione lunghissima quasi dritta, che porta velocemente al ben noto Karussell, curva sinistra parabolica in cui non vedi l’ora di buttarti, ovviamente di traverso, perché sai che proprio allora inizia la ripidissima salita di Hohe Acht, 17% di pendenza e tanto bisogno di cavalli. Mentre si ondeggia tra i cambi di direzione, inizia la danza intorno a Brunnchen: l’asfalto si colora di graffiti, l’aria profuma di barbecue, il cuore si ferma a Pflanzgarten I e Pflanzgarten II, dove in quarta, quinta e poi sesta piena, la macchina si stacca dall’asfalto.

Subito dopo, il piccolo Karussell ti porta verso l’ultima lunga curva a destra, prima dell’infinito rettilineo di circa 2km, il Dottinger Hohe. Qualche secondo per comunicare il livello benzina ai box, bere un goccio d’acqua, stringersi le cinture e ricordarsi finalmente di respirare un po', per poi tuffarsi in discesa e affrontare l’ultima micidiale e velocissima chicane in compressione, Tiergarten, delimitata da cordoli pericolosissimi e per questo spesso teatro di incidenti disastrosi.

Frenata decisa e si ritorna tra i comuni mortali, sul rettilineo del circuito GP.

Il giro è finito, e per un attimo ti senti un po' come un eroe che ha portato a termine un'impresa straordinaria.
Difficile allora stupirsi nel vedere Augusto Farfus, dopo quasi 10 anni dalla sua prima 24 ore del Nürburgring, fare ancora il segno della croce ogni volta che inizia un nuovo giro.

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Pilota di auto da corsa e donna dei record