Ultimo aggiornamento  14 agosto 2020 05:09

Il mito Nuvolari, da Mantova al Golden Gate.

Paolo Borgognone ·

Ci sono nomi che significano sport. Muhammad Alì è la boxe, Pelé è il calcio, Michael Jordan è il basket. Tazio Nuvolari è la corsa in automobile.

La favola del mantovano volante è ora in mostra a San Francisco, grazie all'Istituto italiano di cultura della città californiana. Un'epopea raccontata attraverso una raccolta di fotografie e video, solitamente conservati nel Museo Nuvolari, nella ex chiesa del Carmelino, ad un passo dalla casa di un altro grande figlio della città lombarda, Andrea Mantegna

La mostra, realizzata con il fondamentale contributo dell’Automobile Club di Mantova e che resterà aperta fino al 13 maggio, si chiama "A tutto Tazio" e racconta la leggenda della carriera di Nuvolari, legandola indissolubilmente alla sua terra. A fianco delle foto e dei video sportivi è infatti l’intero territorio della Capitale italiana della cultura 2016 e Patrimonio dell’UNESCO insieme a Sabbioneta, ad essere presentato in questi giorni al pubblico americano.

Una vita di corsa

Nuvolari nacque nel 1892 a Castel d’Ario, un paese a venti chilometri dal capoluogo, noto soprattutto per il suo risotto "alla pilota", cotto al vapore e insaporito con maiale o pesce. Curiosamente l’uomo che rappresenta la leggenda dell’automobilismo fu prima – e con grande successo – un pilota motociclistico. Lui stesso raccontava che la passione per le due ruote gli venne quando lo zio Giuseppe lo mise in sella alla sua motocicletta insegnandogli a guidarla. Come pilota di due ruote Nuvolari vinse oltre 60 gare, soprattutto grazie ad una Bianchi 350, laureandosi due volte campione italiano e una volta campione d’Europa, nel 1924.

Mito a 4 ruote

Se come motociclista Nuvolari fu straordinario, è in macchina che divenne leggenda. Sono oltre 90 le sue vittorie, ottenute sia su strada – compresa la Mille Miglia che conquistò su Alfa Romeo 6C 1740 GS nel 1930 – che in pista. Nuvolari trionfò in gare epiche, come la Targa Florio, spesso stracciando gli avversari come fece al GP di Germania al Nurburgring nel 1935. In quella occasione batté tutti nonostante la sua Alfa Romeo P3, preparata dalla scuderia Ferrari, fosse nettamente meno performante delle Mercedes e delle Auto Union. L’anno dopo, nonostante un incidente nel GP di Tripoli, trionfò anche in America, vincendo con l’Alfa Romeo la Coppa Vanderbilt. In Italia fu osannato e personaggi come Gabriele D’Annunzio e lo stesso Mussolini vollero farsi immortalare al suo fianco.

Momenti da leggenda

Una carriera come la sua non poteva che essere costellata di avvenimenti straordinari, quasi incredibili. Nel 1938 al GP d’Inghilterra a Donington, mentre sfrecciava a 130 chilometri orari, Nuvolari si trovò davanti un cervo. L’impatto fu inevitabile ma incredibilmente il pilota mantovano riuscì a mantenere la macchina in carreggiata. Alla fine la testa del povero animale gli venne regalata come un trofeo di caccia.

Nel 1939 Nuvolari vinse il Gp di Jugoslavia a Belgrado. Era il 3 settembre. Due giorni prima era scoppiata la Seconda Guerra Mondiale e le corse, come tutto il resto, finirono tragicamente in secondo piano.

Sette anni esatti dopo, il 3 settembre 1946, correndo su una Cisitalia la "Coppa Brezzi" a Torino, Nuvolari scattò in testa fin dal primo giro. Ma al secondo sfrecciò davanti le tribune agitando il volante, che si era staccato dal piantone. Riuscì a chiudere la gara al tredicesimo posto.

Le ultime gare in Sicilia

Anche se avanti con gli anni il mantovano volante corse ancora dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tra le altre si ricorda una leggendaria Mille Miglia alla quale si presentò senza neanche un allenamento, solo per salutare i colleghi, e che rischiò di vincere fino a che la sua Ferrari non lo tradì sulla via del ritorno al nord, poco prima di Reggio Emilia. Le sue ultime due gare furono in Sicilia nel 1950, una Targa Florio e, il 10 aprile, la corsa in salita Palermo-Monte Pellegrino.

Tazio Nuvolari, sopravvissuto miracolosamente a mille incidenti nel corso della sua carriera, morì lontano dai clamori l’11 agosto del 1953, entrando immediatamente nell'olimpo degli indimenticabili dello sport.

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