Ultimo aggiornamento  24 aprile 2019 10:35

Volkswagen, che prezzo ha la verità?

Flavio Pompetti ·

New York – Costerà caro alla Volkswagen il rimedio per il software tarocco con il quale ha ingannato governi e clienti sul reale valore delle emissioni dei suoi diesel ecologici. Dopo sette mesi di attesa per l’annuncio di un intervento che avrebbe dovuto risolvere il problema, i manager della casa arrivano in tribunale a confessare la resa.

La soluzione è impossibile perché costerebbe troppo e alla fine sarebbe anche difficile farla digerire ai clienti. Meglio quindi, almeno così sembra dalle notizie raccolte qui negli Stati Uniti, offrire il riacquisto delle oltre 500 mile vetture americane, più un buono risarcimento di 5.000 dollari per la truffa consumata contro ogni singolo proprietario, più un fondo che paghi i danni ambientali. Il conto dei 500 processi civili intentati da altrettanti clienti verrà dopo.

Quello che ci indigna in questa ennesima sciagurata tappa della storia del richiamo è la conclusione alla quale gli ingegneri della casa sono arrivati: non basta riscrivere un codice per cambiare il software truccato, perché una parte sequenziale del controllo delle emissioni del motore era costruita intorno alla lettura fasulla delle, con il fine evidente di risparmiare ogni centesimo possibile nella costruzione. A questo punto aggiungere urea, irrobustire il catalizzatore e operare sul software avrebbe riconsegnato nelle mani dei clienti che avevano scelto Volkswagen e il suo 2.0 TDI per la sua economia di consumi, un’idrovora affamata di carburante.

Il valore delle Volkswagen affette dal richiamo è crollato nel mercato dell’usato, e ha trascinato con se la reputazione dei diesel come alternativa ecologica. Eppure ecco che all’apparire della decisione del riacquisto delle auto, il titolo ieri in borsa è rimbalzato di quasi il 7%. The show must go on e gli affari riprenderanno a funzionare, torneranno i profitti.

Mi viene però da chiedermi, nel giorno che ha segnato la staffetta tra la truffa della Volkswagen e quella della Mitsubishi, se nessuno dei contabili che analizzano i costi di una nuova automobile da costruire si preoccuperà mai di calcolare il valore negativo che un nuovo modello incorpora quando vengono prese delle scorciatoie che implicano la truffa.

So che una simile analisi viene già calcolata come ipotetico valore del rischio. Mi ricordo ad esempio che al tempo dello scandalo delle gomme Firestone che scoppiavano sotto il peso del Ford Explorer si scoprì che il valore dei possibili costi di tribunale per compensare le vittime era stato freddamente confrontato a quello di una soluzione meccanica che avrebbe evitato il problema. Ma la vera domanda da porsi sarebbe: che prezzo ha la verità?

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