Ultimo aggiornamento  22 settembre 2019 14:40

Targa Florio: anche in Austria si celebra "a cursa".

Redazione ·

La Targa Florio è sempre stata e continua ad essere un’avventura temeraria e piena di rischi. Istituita dal conte Vincenzo Florio agli inizi del secolo scorso è anche la più antica corsa automobilistica del mondo, precedente alla famosa 500 Miglia di Indianapolis. La prima edizione si svolgeva su un percorso lunghissimo (148 km.) attraverso le strade pubbliche della Sicilia: più un giro dell’isola, che una vera e propria corsa.

La bandiera della partenza sventolò per la prima volta il 6 maggio del 1906, 110 anni fa; in dieci occasioni infatti, la gara non venne disputata. Dieci macchine da corsa ruggirono alla partenza, ad intervalli di pochi minuti l’una dall’altra. Il vincitore, l’italiano Alessandro Cagno impiegò, per i tre giri, 9 ore e 32 minuti. Negli anni successivi il percorso venne progressivamente accorciato, fino ai leggendari 72 km: ora si snoda attraverso le Piccole Madonie, nell’entroterra di Cefalù. La partenza è a Cerda, dove i box e le tribune originari, ormai diroccati, ricordano malinconicamente i giorni da un tempo passato.

È un tragitto grandioso, ma per il pilota anche estremamente difficile: 1000 metri di altitudine, 900 curve, strade di montagna, tornanti, angusti passaggi attraverso villaggi, scoscesi pendii e gruppi di appassionati che cercano di sfiorare le macchine al passaggio. Alcuni, addirittura si gettano a terra, nel tentativo di afferrare gli pneumatici. Solo il rettilineo di Buonfornello fino al mare, più lungo di quello di Mulsanne nel circuito di Le Mans, offre ai piloti il tempo di tirare il fiato, nonostante la velocità a 300 Km/h e la quinta sempre ingranata.

Sebbene gli allenamenti sul tracciato si svolgano in mezzo al traffico quotidiano, vengono impartite alle comunità locali severe indicazioni affinché bambini e animali domestici vengano tenuti sotto chiave. Nonostante ciò, non vi è certezza per i piloti che dietro la curva successiva non possano comparire cani, polli o persino carretti trainati da asini. Anche i ferri persi dai cavalli costituiscono una costante minaccia per uomini e vetture.

Nino Vaccarella, un preside di Palermo è l’idolo e l’eroe dei siciliani. Il vincitore a Le Mans e tre volte vincitore della Targa Florio non è un pilota professionista e, per le corse importanti, deve prendersi le ferie. Ancora oggi, con un tono di rimpianto, si rammarica di non aver avuto più fortuna, in modo da vincere la corsa nella propria terra natale almeno per cinque volte. Il suo stile è disinvolto: una mano sempre sulla leva del cambio. Migliaia di cambi di marcia e un volante difficile da manovrare provocano scorticature sui palmi delle mani che, come il “Nino nazionale” ricorda, venivano fasciate dalle fidanzate e dalle mogli con bende di garza nei box.

La Targa Florio aveva già da tempo lo status di gara mondiale, quando, nel corso dei primi anni 70, apparvero le grandi auto sportive, come ad esempio la 500 PS e ancor di più l’Alfa Romeo T33/3, la Ferrari 512 e la Porsche ma, soprattutto, la Eyecatcher 908. Le vetture più veloci coprivano il circuito in meno di 40 minuti. Leggendario è stato il record di giro conseguito nel 1972 dall’attuale responsabile sportivo della Red Bull, Helmut Marko, alla guida di un’Alfa. Il tempo incredibile di 33 minuti e 41 secondi corrispondeva ad una velocità media che superava i 128 km/h, record che non è mai stato superato fino al 1977, anno in cui venne sospesa la gara. Tuttavia questa prestazione eccezionale gli consentì di raggiungere solo la seconda posizione. La sera a cena, dopo la gara, Marko disse che aveva sentito una sorta di “clic” dentro di sé e che, da quel momento in poi, aveva corso come un indemoniato.

Sul nastro di partenza della Targa Florio è sempre stato prestigioso, quasi il "who’s who" dell’automobilismo sportivo. Negli anni 30 la star era Tazio Nuvolari, più tardi seguirono Stirling Moss, Joakim Bonnier, Hans Herrmann assieme al suo grande amico Juan Manuel Fangio, il conte Berghe von Trips, Lorenzo Bandini. E, negli anni 70, Toine Hezemans, Clay Regazzoni, Jo Siffert, Rolf Stommelen, Sandro Munari e Jacky Ickx, e last but not least Arturo Merzario, il pilota che salvò la vita a Niki Lauda.

Tutte le star citate non si recano in Sicilia solo per partecipare alla gara, o per guadagnare punti del campionato mondiale. I driver accorrono numerosi, perché a Cefalù si trova un calzolaio che realizza le migliori scarpe per piloti. Si chiama Francesco Liberto, ma tutti lo conoscono come Ciccio. Il laboratorio di questo siciliano appassionato di automobilismo sportivo, un locale situato sul lungomare, è oggi uno scrigno dei cimeli della Targa Florio; è pieno di foto e dediche dei più grandi automobilisti, ai quali ha preso le misure per approntare loro le calzature più adatte: Marko, Giunti, Lauda, Vaccarella, persino Sebastian Vettel.

Ciccio, inoltre, contribuì notevolmente al successo del pilota inglese Vic Elford, che partecipò alla Targa Florio nel 1968. Il britannico aveva sentito parlare delle straordinarie calzature su misura di Ciccio. A seguito di un incidente occorsogli durante l’infanzia, gli era stato amputato l’alluce sinistro e da allora le scarpe, in particolar modo quelle per le corse automobilistiche, avevano sempre rappresentato un problema per lui. Ciccio lavorò tutta la notte antecedente la gara alla realizzazione di due scarpe di diversa misura: la destra numero 45,5 e la sinistra numero 43.

Il 5 maggio, quando gli organizzatori di questa centesima edizione della Targa Florio, l’AC di Palermo e l’Automobile Club d’Italia (ACI), daranno il via alla corsa e il rombo un po’ marziale e venato di nostalgia dei motori delle "belle signore di un tempo" ruggirà per le strade di campagna delle Madonie, saranno presenti anche alcune delle celebrità del passato: pieni di ricordi, i radi capelli ingrigiti, gli occhi raggianti e, forse, anche un po' lucidi.

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(testo tratto dall'originale sul sito auto touring )

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