Ultimo aggiornamento  26 gennaio 2020 11:55

Stati Uniti, il leasing spericolato delle Case.

Flavio Pompetti ·

New York – Ci risiamo: i contabili del sito Edmunds.com hanno calcolato che nel mese di marzo un terzo delle auto registrate negli Usa sono state cedute in leasing, con la percentuale che sale al 50% tra i costruttori europei. Il valore è addirittura superiore a quello dell’ultimo paio di anni che ha preceduto la crisi del 2008 e la bancarotta di GM e Chrysler.

In quegli anni di leasing rampante, i bilanci finanziari di fine anno mostravano un dato costante che avrebbe dovuto destare preoccupazione: le Tre Grandi perdevano tutte dollari nel costruire e vendere le auto, ma li recuperavano con l’aggiunta di profitti tramite i rispettivi bracci finanziari. Col senno di poi abbiamo appurato che assumevano una porzione enorme di debito, in gran parte grazie ai finanziamenti del leasing, e poi usavano quei fondi per investirli nella bolla dell’immobiliare tossico, che ha poi finito per avvelenarle.

Alla base di questa follia finanziaria, c’era un mercato asfittico che aveva creato grandi giacenze di auto invendute nei piazzali delle concessionarie, e un’industria che faticava ad adeguarsi alla minore domanda. Avanti veloce ai giorni nostri, quando le case si sono trovate l’anno scorso a registrare il record di 17,5 milioni di vendite. Il senso comune avrebbe dettato cautela, in attesa di un contraccolpo negativo visto che i garage privati erano ormai pieni.

Invece ha prevalso il vecchio timore che una produzione ridotta avrebbe agevolato la concorrenza. Le case sono tornate a sovra produrre quest’anno le 3,8 milioni di vetture che al momento appesantiscono gli inventari, e sono costrette di nuovo a ricorrere alle alchimie del leasing per disfarsene. Sono riuscite nel primo trimestre a spingere ancora più in alto l’asticella delle vendite dell’1% rispetto all’anno scorso, e promettono di chiudere l’anno alla quota astronomica di 17,8 milioni di contratti. Ma a quale prezzo?

Il New York Times cita contratti di leasing di durata fino a 73 o a 84 mesi, con prezzi scontati del 30% sul valore dei listini. E’ possibile entrare in una concessionaria della BMW e uscirne a bordo di una i3 elettrica con un contratto di 163 dollari al mese, senza aver versato un centesimo di deposito. Oppure issarsi a bodo di un mastodontico pickup Ford F350 Super Duty da 71.000 dollari al costo di 695 dollari al mese.

Questi accordi sono in realtà delle scommesse sul valore residuo che la vettura avrà a fine contratto. Sono vantaggiosi per le case fino a che il mercato dell’usato è forte e in grado di tenere il alto le valutazioni e quindi i profitti delle vetture che tornano in concessionaria a fine leasing e devono essere rivendute. Ma se nel frattempo si verifica una caduta della domanda, o se il volume dei rientri è tale da far crollare i prezzi, allora il leasing rivela il suo volto peggiore: è un modo per spingere i problemi strutturali della mancata profittabilità più avanti nel tempo, nella speranza che un miracolo economico condoni l’avventurismo dei capi d’azienda. 

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