Ultimo aggiornamento  25 novembre 2020 00:43

Città avvelenate di rumore.

Paolo Borgognone ·

Partiamo da una notizia fresca di pochi giorni che viene da lontano, più precisamente da Abu Dhabi, capitale del ricco Emirato che porta lo stesso nome. Grazie alla genialità di un ufficiale locale col pallino dell’invenzione, la polizia stradale della città fondata dai beduini della tribù di Banu Yas, sarà presto dotata di una nuova tecnologia capace di riconoscere i livelli di rumore troppo alti emessi da un’auto e, nel caso, di fotografarne la targa. Una sorta di autovelox delle orecchie per combattere i rumori molesti vicino le zone residenziali, le scuole, gli ospedali, i luoghi di culto.

Problema globale

Dall’Oriente in Europa la situazione rimane grave. Secondo il rapporto “Noise in Europe 2014” dell’Agenzia Europea per l’Ambiente circa 125 milioni di persone, quasi il 20% della popolazione continentale, sono esposti a livelli di inquinamento acustico inaccettabili. Prima causa il traffico.

Lo studio, ripreso anche del Dossier di Legambiente 2015 “Mal’aria”, stima che oltre 10.000 persone perdano la vita ogni anno in Europa per patologie connesse all’esposizione al rumore, con 900.000 casi di ipertensione e 43.000 ricoveri ospedalieri per ictus e malattie coronariche. Inoltre si stima che circa 8 milioni di persone soffrano di disturbi del sonno a causa dell’inquinamento acustico.

Problemi sono stati rilevati anche per gli studenti di zone particolarmente rumorose come quelle vicino a strade trafficate o aeroporti. Perfino gli animali soffrono delle conseguenze di un’esposizione continua a rumori forti, con gravi ripercussioni sull’ambiente.

Il capitolo costi è estremamente difficile da valutare ma se già nel 1996 la UE parlava di una cifra pari ai 30 miliardi di euro, è ragionevole pensare che questo dato sia esponenzialmente cresciuto  negli ultimi 20 anni. 

In questo ambito il Parlamento Europeo ha approvato un progetto di legge per la riduzione progressiva tra il 2016 e il 2024, dei decibel standard prodotti dalle auto, passandoli da 74 a 68, e di quelli dei mezzi pesanti che dovranno essere ridotti da 81 a 79. Siamo già oltre la soglia consigliata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità che parla di un massimo di 65 decibel di giorno e 55 di notte. 

Italia in ritardo

E l’Italia? A vedere la procedura di infrazione aperta dalla UE nel 2013 nei confronti del nostro Paese, ci si rende conto che l’attuazione delle direttive quadro continentali da noi è in forte ritardo. La legge nazionale prevede che i Comuni adottino un Piano di Classificazione acustica dividendo il territorio in diverse classi di destinazione, ciascuna con i propri valori massimi di emissione sia durante il giorno che la notte.

Secondo i dati riportati nel “X Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano - 2014” dell’ISPRA, 46 dei 73 comuni monitorati avevano provveduto ad adottare il Piano, il 73% al Nord, l’85% al Centro e il 41% al Sud. Se questi dati sembrano deficitari passando alla seconda richiesta della legge, quella di una relazione biennale obbligatoria sullo stato acustico del territorio da parte dei 147 Capoluoghi di Provincia e di Regione con più di 50.000 abitanti, la situazione precipita. Al 2014, infatti, solo 15 su 147 erano in regola, distribuiti in sole 6 regioni, Liguria, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Marche.

A norma di legge, infine, ben 25 città avrebbero avuto l’obbligo di presentare un piano di risanamento acustico, avendo sforato i valori di attenzione stabiliti. Nel 2014 invece soltanto 13 avevano provveduto ad adempiere l’obbligo.

Cosa si può fare

Gli strumenti nelle mani dei Comuni sono soprattutto quelli del monitoraggio attraverso misure fonometriche. Secondo i dati ISPRA i Comuni capoluogo ha effettuato 1.474 attività di controllo, il 90% delle quali a seguito di segnalazioni da parte dei cittadini. Paradossalmente pare che il traffico veicolare – che pure risulta essere responsabile della maggior parte dell’inquinamento acustico – non sia percepito come fastidioso dagli abitanti. Dei controlli effettuati a seguito di segnalazioni, infatti,  il 71% ha riguardato pubblici esercizi e discoteche, l’11% le attività produttive, l’8% attività temporanee come cantieri o manifestazioni e solo il 4% infrastrutture stradali.

E’, invece, il traffico veicolare (39,1% degli interventi segnalati dai Comuni) quello più colpito da eventuali azioni di contrasto all’inquinamento acustico. Tra le azioni intraprese dalle municipalità il controllo della velocità con l’installazione di dossi o l’istituzione di “zone 30”, la limitazione del traffico, la creazione di aree pedonali e una migliore gestione del servizio pubblico

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