Ultimo aggiornamento  21 febbraio 2019 11:33

La Vespa e la mela, un bel compleanno.

Francesco Paternò ·

In un’epoca in cui nessuno sembra invecchiare e tutti si considerano più o meno giovani, la Vespa che compie 70 anni è un compleanno più che memorabile. Con la differenza non da poco che la due ruote più famosa del mondo è davvero un evergreen – per prestazioni di mercato, design e qualità – mentre il destino di noi umani è (prima o poi) altrove segnato.

La Vespa compie 70 anni il 23 aprile, ricordando quel giorno del 1946 in cui all’ufficio brevetti di Firenze fu consegnato il progetto firmato da Corradino D’Ascanio, un ingegnere aeronautico cui le due ruote pare proprio non piacessero. Il brevetto depositato era per una “motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica”. Non sarebbe stata insomma un’automobile e mai sarebbe stata una Lambretta, successivamente eterna rivale alla Coppi-Bartali.

La prima, una 98cc

Dallo storico stabilimento di Pontedera, in Toscana, la prima Vespa a uscire è una 98 di cilindrata, se ne costruiranno duemila unità in quell’anno, il doppio nel 1947 e poi milioni. Oltre 18 a fine 2015, vendute in tutto il mondo e prodotte non più soltanto a Pontedera ma nel nuovo millennio anche in Vietnam a Vlnh Phuca, e in India, a Baramati, dopo la presa di controllo del gruppo Piaggio nel 2003 da parte di Roberto Colaninno.

La gamma Vespa non è soltanto un insieme di cilindrate, con la 300 GTS, la GranTurismo più potente di sempre, ma un ritorno al futuro che unisce la tecnologia più avanzata disponibile al ripescaggio di nomi della tradizione. Così, se le nuove Vespa dispongono di Abs e Asr (antislittamento elettronico), sono tornate a chiamarsi da poco anche Primavera, echeggiando gli anni ’60, e Sprint. E il mitico Vespino? Restando fra diminutivi e vezzeggiativi, il Vespone per antonomasia, cioè il PX – 125 e 150 cc – è ancora in produzione, con il suo cambio a quattro marce sul manubrio, lì sempre sulla destra dove D’Ascanio lo volle come segno distintivo di praticità. Fino a quando, però, non è chiaro, dovendo adeguarsi alla normativa sulle emissioni Euro4 per le due ruote, in vigore da quest’anno.

Una grande comunicatrice

Ma siccome i miracoli sono di casa a Pontedera, mai dire mai. Anche perché la Vespa è stata sicuramente un miracolo nella comunicazione, precursore di una strategia di posizionamento e vendita a livello globale che oggi possiamo ritrovare solo forse nei prodotti di un marchio come Apple. Per i quali, per esempio, i consumatori sono disposti a pagare un plus, come succede a chi vuole acquistare una Vespa. Due ruote rimaste con una loro unicità, sopravvivendo alla banda larga, ai like virtuali e a un marketing sempre più aggressivo che spezzetta il mercato dei consumi finché non occupa l’ultimo interstizio dei nostri presunti desideri. Una due ruote che continua a correre da sola, come se il tempo non passasse.

Per restare giovane rischiando l’immortalità, alla Vespa hanno dato una mano in molti, cinema e creativi. Cliccando su Google “Vacanze romane”, il film con Gregory Peck e Audrey Hepburn del 1953 e con la Vespa co-protagonista, la ricerca dà più di mezzo milione di voci. Né si può dimenticare un’altra unicità che risale al 1969, al lancio della campagna pubblicitaria più celebre della storia Piaggio: “Chi Vespa mangia le mele”. Il claim fu scelto dall’agenzia Leader, rifacendosi nel disegno e nei colori alla Pop Art e nel linguaggio a un’assenza di sintassi (“Chi Vespa mangia le mele, chi non Vespa no”) che fecero rumore. La mela, già: oggi, chi vi fa venire in mente?

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