Ultimo aggiornamento  22 maggio 2019 06:36

Le bici di Opel e la politica dell'ultimo miglio.

Mattia Eccheli ·

Nella mobilità del futuro potrebbe non esserci più spazio per una "seconda auto", ma per un più generico "secondo mezzo". Che potrebbe essere la bicicletta. Molti costruttori, soprattutto premium, già offrono due ruote con la propria griffe. A questi sta per aggiungersi Opel, un marchio generalista. I primi modelli dovrebbero venire presentati prossimamente a Francoforte, in uno specifico showroom.

Ritorno al passato

Le informazioni al riguardo sono ancora poche, ma pare che per la commercializzazione l'unico canale sia il web. Per Opel si tratterebbe di un ritorno al passato, visto che ha prodotto biciclette fino al 1937: a ridosso della seconda guerra mondiale aveva poi ceduto la divisione. La prima bici a marchio Opel era stata fabbricata 130 anni fa. In una nota di agenzia, il pronipote di Adam Opel, Gregor von Opel, ha spiegato per la scelta è legata all’"entusiasmo per il prodotto bicicletta".

Naturalmente c'è anche dell'altro, perché la casa tedesca – che in Germania deve spiegare perché la "vecchia" Opel Astra 2.0 litri diesel è risultata oltre i limiti di emissioni di NOx nei test voluti dall'autorità federale dei trasporti (KBA) in seguito al dieselgate – è impegnata nella sua mission di "operatore di mobilità" e sta lavorando su un concetto di car sharing sperimentale portato avanti nella regione di riferimento ed a Berlino. La formula prevede che siano i privati a noleggiare le proprie auto, indipendentemente dal marchio. La produzione di biciclette potrebbe rientrare in questo piano di offerta multipla e flessibile.

Diversi costruttori si sono concentrati sul cosiddetto "ultimo miglio" per offrire un'alternativa all'auto per raggiungere le aree più congestionate. Mini ha sperimentato la bici pieghevole (Folding Bike) da 11 chilogrammi (500 euro), mentre con il concept Exalt, Peugeot ha presentato anche un monopattino a pile "estraibile" alloggiato nel bagagliaio. Due marchi giapponesi, Toyota e Honda, stanno percorrendo strade diverse. A Grenoble, il primo costruttore al mondo offre a noleggio Coms, un quadriciclo monoposto elettrico da 2,4 metri di lunghezza nell'ambito di un progetto di "harmonious mobility". La casa di Hammamatsu, invece, sperimenta Uni-Cub, un dispositivo per la mobilità personale con controllo dell’equilibrio ed equipaggiato di un sistema omnidirezionale (Honda Omni Traction Drive System). Una sorta di "ovetto" elettrico da 74,5 centimetri di altezza che viaggia al massimo a 6 chilometri all’ora di velocità.

Incursioni nel mondo delle due ruote

L'anno scorso, al Mobile World Congress di Barcellona, Ford aveva esibito due prototipi di bici elettriche con motore da 200 watt per la mobilità integrata: MoDe:Me (per uso privato) e MoDe:Pro (versione commerciale) a pedalata assistita fino a 25 km/h di velocità. Molti altri brand hanno compiuto incursioni nel mondo delle due ruote, ma finora con serie limitate (Alfa Romeo 4C IFD, Lancia Urban Bike Momo Design, Rotwild GT S Mercedes, Bike RX Porsche), anche costose (tipo i 17.500 euro della Sport Racing Bike di Audi) che non sono riconducibili ad un progetto di mobilità “alternativa”. Smart, che per tre anni ha commercializzato (pare con un certo successo) le sue bici elettriche, ha cessato la produzione della eBike lo scorso autunno.

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