Ultimo aggiornamento  19 aprile 2019 16:15

Mezzo secolo da Duetto.

Francesco Paternò ·

Si chiamerà Duetto. Ma si chiama ancora Alfa Romeo 1600 Spider nel marzo del 1966 al Salone dell’auto di Ginevra, dove viene presentata con una doppia coincidenza: è la prima apparizione dell’ultimo studio stilistico del grande Battista Pininfarina. È una due posti di 4 metri e 25 centimetri di lunghezza, muso e coda bassi e filanti al punto di meritarsi l’appellativo di “osso di seppia”, una aerodinamica che fece scuola nel mondo, un fascino senza eguali che solo l’immaginario cinematografico seppe replicare all’infinito.

Duetto è il nome con cui questo modello ci è stato tramandato, scelto fra oltre 140.000 proposte di un concorso organizzato dall’Alfa alla fine della rassegna svizzera. Trazione posteriore, quattro cilindri, 110 cavalli, cambio manuale a cinque rapporti, quattro freni a disco, 990 chili di peso. Di questa spider se ne faranno quattro generazioni con diverse motorizzazioni e allestimenti, fino al 1994. Ma prima, molto prima succede una cosa che non capita quasi mai a nessuna novità automobilistica, se si escludono le fortune dell’Aston Martin del primo James Bond.

Un'auto da "Il laureato"

Il Duetto viene esportato nel maggio del 1966 negli Stati Uniti e qui una versione rossa con capote nera viene scelta dal regista Mike Nichols perché diventi co-protagonista del suo film “The Graduate”, uscito nel 1967 e arrivato nelle sale italiane l’11 settembre del 1968 con il titolo “Il laureato”. Un successo globale, di pubblico, di incassi, di critica: la celebre rivista New Yorker dedicò ben 26 pagine al film nel numero del luglio 1967. La scena in cui Dustin Hofmann sfreccia a tutto gas per le strade della California a bordo del Duetto, con il suono del motore Alfa registrato e amplificato, per raggiungere in chiesa Elaine sulle note in sottofondo della chitarra acustica di Paul Simon, diventa di culto. Quasi una anticipazione ante litteram dei video musicali, un’istantanea da road movie, alla vigilia della ribellione giovanile sessantottina che da Berkeley si irradierà nel mondo.

Il Duetto, a suo modo, trasmette altro: il fascino di una spider europea, piccola per i gusti extralarge americani, che piace però anche per la sua compattezza e che diventa icona sotto il sole della West Coast, ancora oggi mercato largamente dominante di tutte le aperte vendute negli Stati Uniti. Di questo modello, tuttavia, vengono costruiti soltanto 6.325 unità nei tre anni di produzione, assemblati a Grugliasco quasi tutti nel 1967. Nel gennaio dell’anno successivo le viene affiancata la più potente 1750 Spider Veloce, nel giugno la più economica 1300 Junior.

Il Duetto (al maschile, altra cosa inusuale in un mondo delle quattro ruote declinato in genere al femminile almeno finché non arriverà il Suv dalla fine degli anni ’80), conosce la sua seconda generazione fra il 1969 e il 1982 (“coda tronca”, per il taglio del posteriore che insegue i nuovi canoni stilistici dell’epoca); la terza serie fra 1983 e il 1989 (“aerodinamica”, per quel discutibile spoiler nero in materiale sintetico sempre sulla coda); la quarta e ultima serie fra il 1989 e il 1994 (la parte posteriore riprende in parte il disegno della prima serie), con una edizione speciale per gli Stati Uniti in 190 esemplari denominata Spider Veloce CE (Commemorative Edition). E non mancherà nella sua lunga carriera un omaggio al film di Nichols, con una versione chiamata Alfa Graduate.

Aspettando l'erede

Ma quanto ci manca il Duetto? Orfani e cinefili, stiamo ancora aspettando l’erede della spider del biscione. Giusto quattro anni fa, Sergio Marchionne firmò una intesa con Mazda perché a Hiroshima nascesse la nuova scoperta Alfa Romeo sulla base condivisa della Mazda MX5. In corso d’opera, l’amministratore delegato di Fiat Chrysler però cambiò idea e dal Giappone è arrivata la Fiat 124 spider, per coincidenza cinquant’anni dopo la sua prima apparizione al Salone di Torino nel novembre del 1966. Ma ci mancano di più Duetto e Alfa Romeo, parole che – canterebbero ancora oggi Simon & Garfunkel – “diventano sussurro nel suono del silenzio”.