Ultimo aggiornamento  15 dicembre 2018 07:31

Usa e lascia, la bicicletta condivisa.

Marina Fanara ·

All'inizio, più o meno dieci anni fa, nel Vecchio Continente fu Lione e poi Parigi, con il servizio pubblico Vélib: un successone, tanto che oggi la capitale di Francia è la città più ciclistica d’Europa in modalità sharing.
All’ombra della Torre Eiffel, sono oltre 20 mila le bici da condividere (oltre nove ogni 1.000 parigini), con postazioni dislocate dal centro alla banlieue. E ce ne sono per tutte le taglie e per tutte le età, grazie al fatto che la metropoli francese è stata la prima al mondo a lanciare il P’tit Vélib, le due ruote condivise a misura di bambino, con tanto di casco, percorsi protetti e rotelline posteriori per i ciclisti più in erba. Ma nostri cugini d’oltralpe a parte, oggi il bike sharing è ormai una realtà consolidata e di successo a livello planetario.

In nome dell’ambiente, del risparmio e di un sano richiamo ad abitudini di vita più salutiste, sono sempre di più i cittadini del mondo che lasciano l’auto in garage e preferiscono pedalare in lungo e in largo, tanto nelle grandi quanto nelle piccole e medie città. Restando in Europa, dopo Parigi, brilla Barcellona con Bicing (quasi 4 biciclette ogni 1.000 abitanti), mentre a Londra, la metropoli più congestionata d’Europa, il servizio è operativo dal 2010 con Barclays Cycle Hire, in Germania sono scese in campo le Ferrovie (Deutsche Bahn) con Call a bike. Anche oltre oceano, il bike sharing è pratica diffusa, dagli Usa, a Israele, fino alla Cina che vanta i due bike sharing più ricchi di biciclette al mondo: quelli, rispettivamente, di Wuchan e di Hangzohou.

E in Italia? Tra doverosi distinguo e specifiche criticità legate al territorio, anche il Belpaese ha iniziato ad apprezzare i vantaggi di usare un mezzo in comune con altri per spostarsi, dall'auto-sharing alla più salutare e pulita bicicletta. Vediamo le migliori esperienze. 

La bici nel carrello della spesa

Per la prima volta, nel 2015, il bike sharing entra nel paniere Istat, che contempla i più diffusi capitoli di spesa (beni e servizi) degli italiani. A conferma che la bici condivisa ha preso saldamente piede anche dalle nostre parti. Dalle Alpi, alla punta dello stivale. La più attiva è Milano: il suo BikeMi ha poco da invidiare alle città europee più vivaci in materia, soprattutto quelle più simili alla metropoli meneghina per estensione e numero di abitanti.

All'ombra della Madonnina, infatti, il rapporto residenti/mezzi è pari a quasi 3 biciclette (2,7 per la precisione) ogni 1.000 milanesi, un dato che poco si discosta da realtà urbane d’oltralpe che godono della più alta densità di due ruote non motorizzate (come Bruxelles, Lione e Barcellona). Inoltre, secondo l’ultima fotografia scattata dall'Osservatorio mobilità sostenibile in Italia di Euromobility (dati 2014), se Milano è capofila lungo la penisola della bici “usa e lasci”(con un totale di 29 mila utenti e 3.650 bicicletta, a cui, di recente, si è aggiunto un migliaio di mezzi a pedalata assistita), al secondo posto, per numero di bici in flotta (840) e utenti registrati (21.346), si piazza Torino, seguita da Brescia (400 mezzi e 14.000 iscritti al servizio).

La lista delle province dove il servizio è diventato a tutti gli effetti una modalità urbana di trasporto pubblico alternativa al mezzo privato, comprende 21 città in tutto (da Verona a Padova, a Venezia, Novara, Forlì, Bergamo, Perugia, Genova e altre ancora) a cui bisogna aggiungere Palermo, che di recente ha attivato il bike sharing e avviato un programma di progressiva implementazione in termini di mezzi, posteggi e piste ciclabili, e Napoli, dove la bicicletta in comune è tutt’ora in fase sperimentale.

Da non dimenticare, inoltre, i programmi operativi in realtà urbane di più modeste dimensioni che da anni aderiscono al circuito C’entro in bici (servizio pubblico e gratuito di bike sharing) e Bici in città (attivabile direttamente dal web).

Infine, un accenno all'esperienza romana, dove il bike sharing, avviato in "pompa magna" e gestito dall'Agenzia della mobilità del Campidoglio, alla fine è stato messo ko per colpa dei ladri e dei vandali che hanno praticamente annientato l’intera flotta e reso praticamente superfluo qualsiasi tentativo di difesa da parte del Comune. Tanto che, alla fine, gli stalli dedicati, rimasti forzatamente vuoti, sono stati presi d’assalto dai romani per parcheggiare scooter o bici di proprietà. Con il Giubileo in pieno svolgimento, si attende ancora la ripresa del servizio.

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