Ultimo aggiornamento  06 dicembre 2019 04:25

Stati Uniti, dal 2022 frenata automatica di emergenza per tutti.

Flavio Pompetti ·

New York – Gli automobilisti americani avranno l’AEB (Automatic Emergency Breaking, ovvero la frenata automatica di emergenza) sulla quasi totalità dei veicoli in vendita nel 2022. L’agenzia per la sicurezza stradale NHTSA e l’istituto di riferimento per le agenzie di assicurazioni IIHS hanno raccolto l’impegno di 22 costruttori internazionali che insieme rappresentano il 99% del mercato delle auto circolanti negli Usa. Tra sei anni il vincolo sarà obbligatorio per le vetture fino a 3.800 kg di peso: oltre quella data l’obbligo si estenderà anche a quelli di peso maggiore, in modo da coprire quasi tutto il traffico circolante.

La tecnologia è già nota e diffusa, e tra l’altro lo è in Europa ancora più che in America. Le componenti sono dei sensori, emittenti laser, o radar applicati sulla fascia anteriore della carrozzeria o intorno al parabrezza, aiutati o meno dal videocamere che leggono la presenza di ostacoli davanti a loro, e comandano l’azionamento dei freni in caso di emergenza. Ventotto case offrono già il sistema a bordo delle auto oggi in commercio: alcune come la Mercedes e la BMW lo hanno inserito come strumentazione di serie, altre come Audi, Volkswagen e Porsche lo offrono come un optional a prezzi del tutto accessibili. La sola Volvo è già passata a una dotazione di serie su tutte le vetture della sua gamma.

Un breve raggio di lettura

Al momento però il limite di questa sistema di sicurezza è il breve raggio di lettura entro il quale i sensori sono in grado di percepire il pericolo in avvicinamento, compreso tra i sei e gli otto metri, che riduce poi il limite di velocità entro il quale l’Aeb può entrare in azione (tra i 20 e i 30 km/h). Ci sono in realtà in circolazione sistemi più evoluti capaci di intervenire a velocità superiori come quello usato dalla Subaru Outlander con una doppia videocamera, e che la NHTSA giudica efficace fino alla velocità di 50Km/h. Per tutti però ci sono ancora aree grigie da perfezionare, come ad esempio la confusione che può essere generata nel sistema quando i sensori registrano la presenza di una lastra di metallo sull’asfalto e possono scambiarla per la targa di un’auto.

Lo stato avanzato della ricerca ha permesso alla NHTSA di saltare la fase di scrittura di una regolamentazione burocratica che avrebbe ritardato l’applicazione della tecnologia di almeno tre anni, e obbligato tutti i costruttori a degli standard troppo vincolanti. La scelta è stata invece quella di incentivare la ricerca di progressi da parte delle case, e spingerle ad una rapida adozione della tecnologia. L'ente americano continuerà a studiare la materia e ad analizzare i test condotti dalle Case con l’idea di arrivare ad una formulazione legale che la regoli, ma lo sviluppo è tutto nelle mani dei privati. Le case hanno accettato la mediazione della rivista Consumer Reports come l’organo imparziale che giudicherà il loro operato, e che farà da collegamento con l’agenzia federale.

I numeri della prevenzione

Nei calcoli dell’agenzia i tre anni di anticipo con i quali gli automobilisti americani saranno difesi dalla presenza dell’Aeb equivalgono alla prevenzione di 28.000 incidenti stradali e di danni fisici per 12.000 persone. Per ottenere questi risultati sarà necessario trasferire a logaritmi e computer le competenze finora riservate al pilota di una vettura. L’ufficializzazione dell’Aeb è in questo senso una sorta di segnale di partenza del processo che ci porterà in tempi più o meno brevi all’affermazione dell’autopilota, con tutto il bagaglio di polemiche che al momento si accompagna così gravido di attesa e di interrogativi.

Un altro ramo della stessa ricerca è il riconoscimento della presenza dei pedoni. La NHTSA l’ha stralciato per ora dall'accordo, ma continua a monitorare la ricerca che è in pieno sviluppo presso molte aziende, sia all'interno dell’indotto automobilistico che in quello sempre più limitrofo dell’iTech.

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