Ultimo aggiornamento  17 settembre 2019 21:17

In strada la virtù non sta nel mezzo.

Giuseppe Cesaro ·

Di solito consideriamo il centro un sinonimo di equilibrio, un valore, una condizione di privilegio. Non diciamo, forse, che una persona particolarmente importante è una “figura centrale” del nostro tempo? Il centro di una città è sempre la zona più prestigiosa e ricercata; a teatro, il palco centrale è quello delle autorità; il governo centrale è il livello decisionale più importante. E, come insegna una saggezza millenaria, “La virtù sta nel mezzo”. Centro è bello, dunque. Ma siamo davvero sicuri che sia sempre così? Certamente non sulla strada. Qui il buon senso – prima ancora che il Codice (“Quando una strada è divisa in due carreggiate separate, si deve percorrere quella di destra; quando è divisa in tre carreggiate separate, si deve percorrere quella di destra o quella centrale, salvo diversa segnalazione”: art. 143) – dovrebbe consigliarci di tenere la destra. Perché, allora, molti si ostinano ad occupare il centro della carreggiata? E perché, in presenza di tre corsie, in così tanti preferiscono viaggiare in quella di centro?

Pare che all’origine di questa pessima (e pericolosa) abitudine - “middle lane hogging” (monopolizzazione della corsia centrale), l’hanno battezzata gli anglosassoni - ci siano soprattutto fattori psicologici. Sembra che guidare al centro faccia sentire più sicuri. Una convinzione – sbagliata - che pare accomuni soprattutto i meno giovani. Secondo una ricerca della facoltà di psicologia dell’Università di Leeds, infatti, sembra che gli automobilisti di una certa età sviluppino una specie di “sistema interno di sicurezza” che li porta a tenere il centro della strada.

Questo per evitare di dover effettuare manovre improvvise, che potrebbero rivelarsi problematiche a causa delle ridotte capacità di guida e dei riflessi che si fanno ogni giorno più lenti. Secondo gli psicologi inglesi è naturale che le persone anziane adattino – e non solo al volante - il loro modo di muoversi per cercare di compensare la perdita di agilità, velocità e riflessi.

Il parere dello psicologo

È chiaro, però, che quando ci si trova al volante in queste condizioni, buio, pioggia, neve o grandine diventano situazioni davvero molto difficili da affrontare. Secondo lo psicologo/psicoterapeuta fiorentino Davide Stroscio, invece, il problema non è legato all’età, ma alla destinazione d’uso della corsia di destra. Nel momento stesso, infatti, nel quale riserviamo questa corsia ai veicoli lenti, la bolliamo a vita con una sorta di marchio di inferiorità. Un marchio al quale chi guida non ama affatto essere associato. Un problema che riguarda soprattutto i maschi, i quali, seppure inconsciamente, temono che ciò possa mettere in discussione la loro virilità. Guidare al centro equivarrebbe, dunque, ad una dimostrazione di potenza.

Qualcosa di molto simile a ciò che fanno certi guidatori di auto particolarmente veloci, che considerano lesa maestà il fatto stesso che qualcuno occupi – a loro avviso senza averne titolo – la corsia di sorpasso, e chiedono strada incollandosi alla macchina che li precede e facendosi largo a colpi di fari lampeggianti. È evidente che per costoro viaggiare sulla corsia riservata ai veicoli lenti sarebbe una tanto implicita, quanto inaccettabile, ammissione di debolezza. Secondo Stroscio, però, questo bisogno di monopolizzare il centro potrebbe anche derivare dal fatto che il centro trasmette un maggiore senso di sicurezza.

Protetti dalle due corsie laterali, ci sembra di tenere alla dovuta distanza le insidie della strada e ci sentiamo più tranquilli, un po’ come bambini, che si crogiolano nel rassicurante abbraccio della loro mamma.
Raramente, però, la strada è madre. Assai più spesso, purtroppo, è matrigna. La cronaca di ogni giorno e le drammatiche statistiche degli incidenti ci ricordano che, se c’è un posto dove non possiamo permetterci il lusso di tornare bambini, è proprio la strada.

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