Ultimo aggiornamento  23 settembre 2019 07:52

Autostrada, ma quanto mi costi.

Marina Fanara ·

Luce, gas, acqua, treni, aerei. E caselli autostradali. Rincari, ogni anno, puntuali come una cambiale. Prendiamo i pedaggi. Il 2016 non fa eccezione. Gli aumenti sono scattati, inesorabili. Così come è stata altrettanto inesorabile la levata di scudi dei consumatori che protestano contro un caro autostrade assolutamente ingiustificabile. Tanto più quest’anno, con l’inflazione al minimo storico e i BOT che rendono meno di zero. Ma, se le sigle di tutela dei cittadini puntano il dito contro i gestori che pensano solo a fare “profitti” senza dare niente in cambio, dall'altra parte della barricata i concessionari non ci stanno e respingono le critiche al mittente. Ecco le reazioni dei diretti interessati.

I consumatori: il peggio deve ancora venire

Lo sostengono Elio Lannuti e Rosario Trefiletti, presidenti, rispettivamente, di Adusbef e Federconsumatori. Per loro, i rincari scattati quest’anno, fino al 6,5%, oltre a essere “inaccettabili”, sono solo un “assaggio”. Perché su 27 società autostradali, solo 6 (vedi tabella) hanno avuto l’ok all’aumento da parte dei ministeri competenti (Infrastrutture e trasporti ed Economia e finanze). Le altre attendono ancora l’approvazione dei rispettivi piani economico-finanziari, senza la quale non si può procedere agli adeguamenti tariffari. Morale della favola: stando ai consumatori, quando i suddetti piani avranno il benestare del governo (eventualità assai probabile), nel corso dell’anno i rincari si abbatteranno sul resto della rete. “Una dinamica assurda questa degli aumenti – tuona Bruno Bertinelli, vicepresidente di Federconsumatori – che colpisce ancora di più le famiglie già alle prese con un potere d’acquisto ormai ridotto al lumicino e per le quali la voce trasporti pesa come un macigno sul proprio bilancio”. E non finisce qui. Le associazioni tirano in ballo una serie di questioni per dire basta a una dinamica assurda degli aumenti ai caselli. A cominciare dal fatto che “proprio a causa del caro pedaggi, per risparmiare, molti automobilisti snobbano ormai da tempo le autostrade e vanno sulla rete ordinaria. Il che si traduce in un aumento di congestione, traffico e inquinamento su statali e provinciali di grande scorrimento. Con costi enormi che si catapultano sull’intera collettività”. E poi, aggiunge Bertinelli: “I rincari non si giustificano, perché nella maggior parte dei casi non ci sono stati né nuovi investimenti, né migliorie sulle tratte interessate”. E, ancora. Grazie all’avvento dei pagamenti elettronici (telepass e carte), è diminuito il numero dei casellanti. Il che, sostiene, il vicepresidente di Federconsumatori, si è tradotto in notevoli risparmi sul personale dipendente e in un relativo aumento dei profitti a favore dei gestori. In conclusione: “Prima di concedere aumenti – scandisce Bertinelli – gli Enti competenti dovrebbero esaminare i bilanci e, alla luce di questi, valutare se l’adeguamento tariffario è o meno pertinente”.

I gestori: i nostri investimenti sono a rischio

Le concessionarie, ovviamente, respingono le accuse e, anzi, fanno intendere di essere anche loro parte lesa. Innanzitutto, replica l'Aiscat (rappresenta le società di gestione autostradale) gli aumenti non sono stati mai spropositati. Testuali parole: “Le serie storiche Istat evidenziano come gli incrementi annui dei pedaggi (in media sull'intera rete) siano in linea con gli incrementi annui delle tariffe degli altri settori infrastrutturali italiani (treno, aereo, acqua, luce, gas) se non addirittura inferiori”. Secondo: “I pedaggi pagati dall'utenza includono anche un sovra canone destinato ex lege all'Anas (il gestore pubblico di strade e di alcune autostrade, ndr) che va a incidere per circa un 10% sulla tariffa finale”. Come dire, gli incassi ai caselli non finiscono tutti nelle loro tasche. Inoltre, alla maggior parte dei concessionari il Governo ha negato l’aumento per la mancata approvazione dei rispettivi Piani economico- finanziari (scaduti tra il 2012 e il 2013) mentre ad altre è stato concesso meno di quanto richiesto. Quindi, pur ammettendo che, prima o poi, approvati i piani, si potrà procedere agli adeguamenti tariffari, resta il fatto che questo stallo, per quanto momentaneo, “non eviterà comunque gravi danni ai concessionari i quali, in mancanza di un piano approvato, non sono messi in grado di effettuare gli ulteriori investimenti previsti”.
A buon intenditor…

Tabella

I rincari sul 2015 (in %)
Ativa +0,03
Autostrade per l’Italia+1,09
Satap A4 Tronco+6,50
Strada dei parchi+3,45
Tem +3,10
Pedemontana lombarda+1

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