Stephen Stills, auto rock.

Giuseppe Cesaro ·

“Ahmet voleva affidarmelo perché gli facessi da manager. E così Stephen è volato a Londra da New York e ci siamo incontrati nel mio ufficio di Brook Street. ‘È un piacere conoscerti – gli ho detto. Che ne dici di cenare insieme o qualcosa del genere?’ Ma lui mi ha risposto: ‘Venendo qui ho visto un Rolls nella vetrina di una concessionaria: mi piace. Puoi farmela consegnare domani?’ ‘Beh – ho replicato – non credi che, prima, dovremmo discutere il fatto se lavoreremo insieme o no?’ ‘Abbiamo già deciso noi per te: Ahmet ha detto ‘Stiggy andrà benissimo’. ‘D’accordo – ho detto – ma forse non sono bravo fino a questo punto”. Le cose non andarono come Ahmet aveva sperato, ma il giovane e intraprendente americano non si arrenderà e riuscirà ugualmente a trovare il modo di farci avere sue notizie.

‘Chi è Ahmet?’, vi chiederete. ‘E Stiggy?’ Ma, soprattutto: ‘Chi è lo sfacciato Rolls-maniaco?’ Andiamo con ordine. Ahmet è Ahmet Ertegün (Istanbul, 31 luglio 1923 – New York, 14 dicembre 2006), un produttore discografico turco che, insieme al fratello Nesuhi, fondò la “Atlantic Records”, etichetta discografica indipendente, tra le più importanti nella storia del jazz e del pop-rock. Qualche nome? Ray Charles, Aretha Franklin, Mick Jagger, Led Zeppelin, Yes; per non parlare di autentiche divinità jazz quali John Coltrane, Charles Mingus e Ornette Coleman.

“Stiggy”, invece, è Robert Stigwood (Adelaide, 16 aprile 1934 – Newport, 4 gennaio 2016), manager (Cream, The Who, Eric Clapton) e produttore discografico, teatrale e cinematografico (“Hair”, “Jesus Christ Superstar”, “Evita”, “La febbre del sabato sera”, “Grease”) tra i più importanti degli anni ‘Sessanta’ e ‘Settanta’. Tra le mille altre cose, fu lui il responsabile della svolta ‘disco’ che proiettò i Bee Gees ai vertici delle classifiche mondiali.

Il nostro sfacciato Rolls-maniaco, invece, è Stephen Stills (Dallas, 3 gennaio 1945: 73 anni compiuti mercoledì scorso), chitarrista eccelso (28esimo tra i 100 più grandi di sempre, secondo Rolling Stone), raffinato cantautore, protagonista della scena musicale sin dagli anni ’60, quale membro di due superband storiche come Buffalo Springfield e CSN&Y (acronimo di Crosby, Stills, Nash & Young) e primo artista a essere inserito (1997) due volte nella “Rock and Roll Hall of Fame”, per il suo lavoro con quei due gruppi.

Carro funebre galeotto

6 aprile 1966, Sunset Boulevard, Los Angeles. Stephen Stills – ventunenne – siede sul sedile accanto al guidatore di un Van Ford Econoline bianco. Al volante il suo manager, Barry Friedman; dietro, l'amico chitarrista Richie Furay. I tre stanno andando a Beverly Hills, ma l’ingorgo è tale che il Van è praticamente fermo. All’improvviso, sull’altro lato della strada, scorgono un carro funebre nero Pontiac del 1954, targato - Ontario, Canada – che viaggia in direzione opposta. “Ehi, lo conosco! – grida Stephen. Quello è Neil! Volta, presto!” Friedman, incurante dei rischi, effettua una rocambolesca inversione a u e, dopo una serie di manovre non meno pericolose, riesce finalmente ad affiancarsi al carro. Scatta il rosso, Stills salta fuori, corre verso il finestrino del lato guidatore e comincia a battere il pugno sul tetto del Pontiac. "Ehi, Neil! – urla - sono io, Stephen Stills, amico! Accosta!" Il Neil al volante del carro funebre è Neil Young che - con l’amico bassista canadese Bruce Palmer - è sceso da Toronto a Los Angeles alla ricerca di Stills e ha passato le due settimane precedenti a setacciare ogni negozio di musica e ogni locale della città per trovare proprio quel ragazzo che ora batte il pugno sul tetto del suo Pontiac. Fino a quel momento, però, la ricerca si era rivelata infruttuosa – all’epoca quasi nessuno in città aveva ancora sentito parlare di Stills – e così Young e Palmer stavano per imboccare la 405, nella speranza di avere maggior fortuna a San Francisco. Il destino, però, aveva deciso di far sentire la sua voce. Forte e chiara.

Rullo compressore ispiratore

Carro funebre e Van accostano sul piazzale di un parcheggio abbandonato; Neil, Stephen e gli altri scendono e si abbracciano euforici. Pochi minuti più tardi, la comitiva si ritrova a North Hollywood, a casa di Barry: le chitarre lasciano le custodie e i cinque fanno mattina a suonare, familiarizzare e raccontare storie. Quello che Stephen e Neil, però, ancora non sanno è che è appena nato uno dei gruppi più importanti e influenti della scena rock. Il nome? Non abbiate fretta. A quello provvederà qualche giorno dopo… il manager, state pensando? No. Né lui né Stephen né Neil né nessun’altra persona del gruppo. Al nome penserà un rullo compressore. "Un rullo compressore?" Proprio così: un gigantesco rullo compressore, parcheggiato di fronte alla casa di Friedman. Una targa metallica in bella vista sul mezzo, dice che quel bestione è stato costruito da una certa “The Buffalo Springfield Roller Company” di Springfield, Ohio. Un rapido sguardo d’intesa, i ragazzi svitano la targa, la portano a casa e l’attaccano al muro. Il gioco è fatto: la band si chiamerà “Buffalo Springfield”. Il resto è storia.

Pierce-Arrow

2013. Sono passati quasi cinquant’anni, una quarantina di album - tra studio, live e compilation – e nessuno sa quante quattro ruote, ma due passioni come musica e auto (soprattutto d’epoca) sono ancora intatte nel cuore del nostro eroe. Ed ecco che l’ormai quasi settantenne Stephen decide di dar vita a un nuovo progetto: un trio blues-rock – “la blues band dei miei sogni”, la definirà – il cui nome la dice lunga su quanto le auto abbiano significato, e ancora significhino, nella vita di uno dei più importanti autori/interpreti della musica popolare del Novecento. Il nuovo gruppo, infatti, si chiama “The Rides”: letteralmente, “giri”, “passaggi”, “corse”, ma, nello slang americano, soprattutto “auto”. "Ci siamo chiamati ‘The Rides’ – ha spiegato Kenny Wayne Shepherd, l’altro chitarrista del trio (completa i ranghi il tastierista Barry Goldberg) - perché amiamo le automobili. È una passione comune a tutti noi e, durante i periodi di inattività, passiamo un sacco di tempo in studio a parlare di macchine". Non a caso, il secondo album de “Le auto” (numero uno della classifica “Billboard” dei migliori album di blues del 2016) si chiama “Pierced Arrow”: un omaggio a quella Pierce-Arrow Motor Car Company, che, tra il 1901 e il 1938, ha prodotto alcune delle auto di lusso più eleganti e affascinanti d’America. Sulla copertina troneggia, infatti, il bellissimo arciere argentato simbolo della Casa di Buffalo (NY), mentre sul retro troviamo il muso, elegantissimo, di una stratosferica Model 54 del 1932. “Un sacco di musicisti di band – ha spiegato Stills - hanno guidato Pierce-Arrows tra la fine degli anni '20 e '30. Erano davvero spaziose, potevano ospitare un intero gruppo con tutti gli strumenti e potevi legare la roba al predellino. L'arciere in cima al radiatore è davvero bello. E le linee di questo modello sono particolarmente accattivanti: pulite e precise proprio come una buona band a cinque elementi”. “Noi non siamo tipi da Prius”, ha concluso, sorridendo sornione. Ça va sans dire, caro Stephen, ça va sans dire.

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