Germania, il governo vuole spiare le auto.

Gloria Smith ·

Le auto-robot potrebbero diventare i nuovi alleati dei cyber criminali? Per scongiurare questo pericolo, ritenuto evidentemente reale, il ministro dell'Interno tedesco Thomas de Maizière ha preparato un progetto di legge col quale introduce l'obbligo per i costruttori d'auto di svelare i dettagli dei loro protocolli di sicurezza e di inserire nei loro software una piccola porta d'accesso secondaria (in linguaggio informatico una "backdoor") ad uso esclusivo delle forze dell'ordine e dei servizi di intelligence. Lo riporta il quotidiano tedesco Rnd (Redaktions Netzwerk Deutschland), anticipando che De Maizière presenterà ufficialmente la bozza di legge la prossima settimana.

Auto connesse alla sbarra

Le legge riguarderebbe ogni device digitale - computer, cellulari, elettrodomestici, smart Tv e così via - ma le automobili sono le prime incriminate: protezioni sempre più sofisticate rendono impossibile in alcuni casi alla Polizia installare nei veicoli connessi di ultima generazione dispositivi per le intercettazioni, secondo il ministro dell'Interno tedesco. In nome della sicurezza nazionale, De Maizière vorrebbe imporre a tutte le aziende che realizzano oggetti digitali di condividere con il governo i loro software.

Privacy o sicurezza?

La questione riporta alla mente la strage di San Bernardino di dicembre 2015 e il caso iPhone. Uno dei killer che uccise 14 persone nella cittadina californiana usava uno smartphone Apple, le cui impostazioni di sicurezza rendono virtualmente impossibile l'accesso senza conoscere le credenziali. L'Fbi chiese ad Apple di "sbloccare" il cellulare, ma l'azienda si rifiutò, replicando che "Tutti hanno diritto alla protezione dei dati". Ma se lo smartphone viene usato per scambiare informazioni rilevanti per un'indagine delle forze dell'ordine (per esempio contiene nomi e indirizzi dei complici e dettagli su un prossimo attacco), qual è il confine tra privacy e sicurezza pubblica?

Arma a doppio taglio

La backdoor sarebbe la soluzione ideale, secondo de Maizière, intenzionato, scrive Rnd, a chiedere la collaborazione di tutti i ministri dell'Interno continentali affinché la porta d'accesso nei sistemi di computer, cellulari, auto connesse e così via valga per le forze dell'ordine di tutta l'Unione europea. Ma questo sistema è considerato dagli esperti un boomerang per la cyber sicurezza, perché introduce una vulnerabilità del software solo teoricamente nascosta e riservata al governo: i criminali informatici imparerebbero presto a conoscerla e sfruttarla.

L'esempio della Fbi

Secondo RND la backdoor metterebbe a rischio la fiducia dei consumatori nella sicurezza del prodotto che comprano. I commentatori tedeschi si preoccupano per la reputazione e le vendite dei grandi marchi nazionali dell'automobile: Mercedez-Benz, Bmw, Audi, Volkswagen, Opel, Porsche. Discussione che potrebbe non finire mai anche se l'Fbi alla fine è riuscita lo stesso a entrare nell'iPhone dell'attentatore di San Bernardino. Come? Comprando per 900.000 dollari un software da un'azienda che ha "craccato" lo smartphone, come rivelato da Reuters e AP lo scorso maggio. Quale software e quale azienda sono informazioni "riservate", ma l'Fbi, anche senza "porta secondaria", ora sa come entrare nello smartphone della Mela: lo ha fatto anche a novembre con l'iPhone dell'autore della sparatoria in una chiesa del Texas.

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