Ford, il numero uno sotto tiro.

Flavio Pompetti ·

Otto anni di crescita delle vendite e dei profitti non hanno aiutato la Ford a incrementare la capitalizzazione in borsa. Mentre nelle concessionarie i suoi suv e pickup di larga stazza e generosa profittabilità prendevano il volo, il titolo dell’ovale blu ha ristagnato fino a perdere più del 50% di valore negli ultimi quattro anni, e oggi raggiunge appena gli 11 dollari.

Azionisti all'attacco

“La condizione delle azioni è patetica” ha detto ieri un investitore anonimo nel corso dell’assemblea annuale degli azionisti, la prima che l’azienda di Dearborn ha condotto in collegamento streaming su Internet, al posto della tradizionale convocazione fisica. Nel mirino dei contestatori c’è Mark Fields, bersaglio per la prima volta della protesta nei tre anni nei quali ha preso le redini della società. I possessori dei titoli gli rimproverano di aver distribuito ricchi bonus ai manager del gruppo e di averne incassati lui stesso, mentre in borsa il valore della società languiva, a danno dei risparmiatori. La contestazione è stata tanto severa da richiedere un giorno addizionale di consultazione nell’assemblea, per rispondere alle domande con la documentazione necessaria.

Ford si difende

Fields e l’azienda si sono difesi dicendo che la Ford è sana e solida, e che i profitti delle vendite stanno finanziando un’espansione produttiva che porterà ulteriori frutti in futuro. L’amministratore ha difeso il diritto di accumulare riserve di cassa per permettere all’azienda di navigare attraverso un’eventuale, nuova crisi ciclica, come è riuscita a fare a stento otto anni fa mentre Gm e Chrysler precipitavano nella bancarotta.

Gli azionisti ascoltano, ma sono di parere diverso. La caduta del capitale è stata sottolineata dal sorpasso che Tesla è riuscita a mettere a punto in borsa quest’anno, prima ai danni della Ford, e poi persino della General Motors. Molti di loro non si rassegnano, e vorrebbero vedere l’azienda investire buona parte dei profitti in programmi di riacquisto delle azioni che sollevino il valore del titolo.

Anche Gm nel mirino

L’unica consolazione per Fields è che la protesta non è limitata alla Ford. Uno degli azionisti di minoranza della General Motors, Greenlight Capital Inc, che detiene il 3,6% delle azioni ordinarie, ha chiesto di recente che l’azienda formi due classi diverse di titoli: una che continui a pagare il dividendo, e l’altra che offra una partecipazione agli utili. L’offerta secondo la Greenlight avrebbe attirato capitale di rischio capace di aggiungere 38 miliardi ai 52 che formano oggi la capitalizzazione della società. La Gm ha rifiutato la proposta, per il timore che l’assunzione di rischio potesse causare un declassamento da parte delle agenzie di rating.

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